norme redazionali

Testi

I testi vanno digitati utilizzando il tondo normale, introducendo il corsivo solamente dove necessario (titolo di opera d’arte, titolo di libro, titolo di un capitolo, titolo di poesia, titolo di mostra, titolo di film, parola in lingua straniera…). Dopo il corsivo la punteggiatura va in tondo. Non introdurre il neretto, né il MAIUSCOLO, né il maiuscoletto, né tabulazioni.

Immagini

Qualora le immagini a corredo di saggi e schede siano fornite dall’autore, è necessario che esse siano in formato jpg o tiff, di qualità e dimensione sufficienti per la stampa, caratteristiche che saranno valutate dal reparto di prestampa insieme al grafico impaginatore. Per immagini fornite in formato elettronico o digitale, considerando la dimensione a cui saranno riprodotte, è necessaria una risoluzione minima di 300 dpi con larghezza minima di 20 cm.

Eventuali tabelle devono essere fornite in Word, mentre eventuali grafici vanno presentati in un file a parte in Word, Excel o pdf, con risoluzione di 300 dpi.

Caratterizzazione del testo

Brani citati

I brani di altri autori riportati testualmente vanno posti in tondo, fra virgolette caporali « ».

I tre puntini tra parentesi quadre […] si usano per indicare parole omesse all’interno della citazione.

Tutte le aggiunte che l’autore apporta alla citazione vanno in tondo tra parentesi quadre [ ]. Nel caso di citazione nella citazione, va usato un diverso tipo di virgolette: «… “…” …».

Nella nota che chiude la prima citazione presente in ciascun contributo, l’autore dovrà dare conto dei criteri seguiti nella trascrizione dei documenti, indicando, ad esempio, se le maiuscole e minuscole, la punteggiatura, gli accenti e le forme grafiche desuete presenti nel testo originale sono stati rispettati o se si è preferito modernizzarli.

Parole straniere

Se le parole di lingua diversa dall’italiano sono inserite nel discorso, e non sono quindi citazioni testuali, vanno in corsivo. Qualora i termini non italiani siano entrati nell’uso, questi saranno scritti non in corsivo e resteranno invariati al plurale. Se invece si tratta di citazioni testuali, vanno in tondo, fra virgolette caporali.

Punteggiatura, accenti e uso delle maiuscole

I segni di interpunzione dovranno seguire le parentesi, le virgolette e i numeri di nota.

Si richiama l’attenzione sull’uso corretto degli accenti acuto e grave.

Salvo i casi in cui si tratti di nome proprio, l’uso delle maiuscole nella lingua italiana è convenzionale e nessuno dei vari sistemi comunemente praticati può essere considerato del tutto soddisfacente. Di massima si seguiranno i seguenti criteri:

a. Vanno in minuscolo i nomi di cariche e qualifiche; non si usano maiuscole di rispetto.

b. Vanno in minuscolo gli aggettivi sostantivati che indicano gli abitanti di un territorio o Stato.

c. Vanno in maiuscolo gli aggettivi sostantivati che indicano un’area geografica.

d. Per termini che indicano epoche o periodi storici si usa il maiuscolo.

e. Gli anni sono sempre in minuscolo.

f. Le parole Stato e Chiesa vanno in maiuscolo solo quando indicano istituzionalmente l’ente.

g. Il nome comune che indica genericamente circoscrizioni territoriali va in minuscolo, mentre va in maiuscolo se indica una specifica istituzione.

h. Nel caso di nomi di uffici, organi ed enti si lascia libero ciascun autore di utilizzare le maiuscole e minuscole come crede; ogni scelta deve ovviamente essere rispettata all’interno di ogni saggio.

i. Le parole santo, santi, santa, sante, san, santissimo, santissima non vanno in maiuscolo. Il maiuscolo si usa solo nei seguenti casi: se si tratta di denominazione geografica, di denominazione di chiese o se si tratta di denominazione usata per antonomasia, non seguito da nome proprio: la basilica del Santo (per indicare, ad esempio, la basilica di Sant’Antonio di Padova).

l. I nomi di palazzi, ville, cappelle, vie, piazze vanno in minuscolo.

m. I nomi di musei, gallerie, fondazioni… seguono le maiuscole o minuscole della denominazione originale. Le semplici parole museo, galleria, fondazione… nel discorso saranno però in minuscolo.

n. Per indicare sinodi, concili… si utilizzerà la maiuscola nel caso se ne indichi uno in particolare e la minuscola se le parole sinodo, concilio… sono utilizzate nel discorso.

o. Nei nomi geografici il nome comune sarà minuscolo, il nome proprio con iniziale maiuscola.

p. I punti cardinali hanno la maiuscola se indicano un’area geografica, hanno invece la minuscola se indicano la direzione: a sud di Firenze, si diresse verso nord.

Uso dei numeri

I numeri si danno sempre in cifre quando si tratta di date, dati statistici, quantità precedute dalle rispettive misure. Per l’uso discorsivo dei numeri nel testo si preferisce di massima la denominazione in lettere: si scriverà ventitré, trentatré… con accento acuto. Le date doppie sono scritte per esteso e separate da un trattino breve. Le unità di misura saranno abbreviate quando si tratta di dati tecnici ed estese all’interno del discorso. In caso di abbreviazione, non saranno mai seguite dal punto fermo.

Uso della “d” eufonica

La “d” eufonica sarà utilizzata quando la preposizione “a” e la congiunzione “e” sono seguite da una parola che inizia con la stessa vocale. Fa eccezione “ad esempio”, che mantiene la d. Si eviterà sempre l’uso di “od”.

Uso dei trattini

Il trattino medio sarà utilizzato solo per gli incisi e negli elenchi; il trattino breve divide parole o numeri senza l’uso di spazi.

Si eviterà di utilizzare il trattino nei casi di parole composte.

Riferimento ai nomi

Nel testo il nome proprio seguito dal cognome va sempre indicato per esteso, mai con la sola iniziale puntata; se l’autore non conosce il nome proprio, indicherà solo il cognome. Se nel discorso si fa riferimento a persone indicandole solo con il cognome, si procederà sempre evitando di anteporre l’articolo al cognome.

Uso delle virgolette

Virgolette basse o caporali « »: si usano per le citazioni e per il discorso diretto.

Virgolette alte o apici doppi “ ”: si usano per espressioni improprie, enfatiche, ironiche e per una citazione interna a una citazione tra virgolette caporali.

Virgolette alte singole o apici ‘ ’: si usano all’interno delle virgolette basse.

Varie

Si preferiscono le seguenti grafie:

a. Con il, con i, con gli, con la, con le (non col, coi, colla, colle).

b. Medievale (non Medioevale)…

c. sia… sia… (non sia… che)

d. Per le citazioni di passi dai vangeli, si veda l’esempio seguente: (Mt. 18,16-17).

e. All’interno delle parentesi tonde, si utilizzano le parentesi quadre: (cfr., a tale proposito, C. Bertelli, Lombardia medievale, cit. [vedi nota 9], p. 48).

f. Si preferisce evitare l’uso di abbreviazioni.

g. Crocifissione non crocefissione; resurrezione non risurrezione; san Gerolamo non Girolamo

Didascalie delle immagini e parte tecnica delle schede

Quando la didascalia è la parte tecnica di una scheda di catalogo il numero è posto all’inizio e seguito da un punto e da un a capo. Tutte le parti vengono separate da un a capo, con lettera minuscola all’inizio della riga. La didascalia non si chiude con un punto.

I seguenti esempi relativi a didascalie di saggi dovranno essere considerati in maniera analoga anche per le didascalie di schede, come indicato per i primi due esempi. Casi particolari, diversi da quelli qui menzionati, verranno di volta in volta discussi e risolti con il caporedattore.

Opere pittoriche e scultoree

Nome e cognome del/i pittore/i o scultore/i per esteso (in tondo); titolo dell’opera (in corsivo). Se si tratta di un particolare dell’opera si scriverà “particolare”, tra virgole, in tondo e subito dopo il titolo. Segue, dopo la data, la collocazione dell’opera, dando le informazioni secondo un ordine dal generale al particolare: la città in cui si trova l’opera (in italiano), l’edificio o il museo (in lingua originale, seguito dall’eventuale indicazione della sezione o collezione) o la chiesa (seguito dall’eventuale indicazione del luogo specifico: cappella, chiostro…) in cui l’opera è conservata. Qualora siano indicate, la tecnica di esecuzione e le misure seguiranno la data dell’opera e precederanno la collocazione.

1. Defendente Ferrari, Sant’Eusebio, particolare, XVI secolo, Vercelli, Museo Borgogna

2. Francesco Hayez, Il bacio, particolare, 1859, olio su tela, 110 x 88 cm, Milano, Pinacoteca di Brera

3. Vincenzo Danti, Madonna con il Bambino, 1568, Firenze, basilica di Santa Croce

Opere architettoniche

Città in cui l’edificio si trova, nome dell’edificio (in tondo), indicazione della parte di edificio rappresentato nell’immagine riprodotta.

Miniature

Autore in tondo, soggetto della miniatura in corsivo, seguito dall’autore (in tondo) e dal titolo del manoscritto cui la miniatura appartiene (in corsivo), preceduti dalla dicitura da (in tondo). Seguono la città (in italiano), il museo (in lingua originale) in cui si trova il manoscritto (ed eventuali indicazioni più specifiche della sezione o collezione), la segnatura del testo, l’indicazione del numero del foglio preceduto da c. (carta) e seguito da r/v (recto/verso) in corsivo.

1. Ignoto miniatore del XV secolo, Galeazzo Maria Sforza in trono riceve da Gerolamo Mangiaria una copia della sua opera (da Gerolamo Mangiaria, De impedimentis matrimonii, Parigi, Bibliothèque Nationale de France, ms. Lat. 4586, c. 1r)

Disegni

Nome e cognome per esteso dell’autore, seguito da titolo del disegno (in corsivo), data, tecnica, misure in millimetri, museo in cui è conservato, numero d’inventario.

Gian Lorenzo Bernini, San Gerolamo adora il Crocifisso, 1665, inchiostro bruno acquerellato su carta, 392 x 294 mm, Parigi, Musée du Louvre, inv. 9575

Incisioni

Nome e cognome per esteso dell’autore, seguito da titolo dell’incisione (in corsivo), data, tecnica di stampa, museo in cui è conservata, numero d’inventario.

Luigi Sabatelli, La peste di Firenze, 1801, acquaforte, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, inv. 1234

Crediti fotografici

Per ogni fotografia da pubblicare consegnata alla redazione, l’autore indicherà con esattezza l’archivio, il museo, la soprintendenza ecc. da cui la fotografia è stata acquistata, o il nome del fotografo che l’ha realizzata, o gli estremi bibliografici del libro da cui è stata tratta.

Norme generali per la stesura delle note bibliografiche

La voce bibliografica è citata per esteso nella prima nota e abbreviata nelle successive con rimando alla prima nota in cui è citata per esteso, come da esempio di seguito:

1 G. Berra, Il giovane Caravaggio in Lombardia. Ricerche documentarie sui Merisi, gli Aratori e i marchesi di Caravaggio, Firenze 2005, pp. 33-40.

3 Berra, Il giovane Caravaggio, cit. (vedi nota 1), pp. 50-57.

Nel citare un’opera è importante attenersi a quanto riportato sul frontespizio del testo. Non va indicata la casa editrice.

Il numero della/e pagina/e a cui ci si riferisce va preceduto da “p.” e “pp.” e deve essere indicato in numeri arabi, separati da un trattino breve (-); il numero dopo il trattino sarà sempre indicato per esteso. Si può usare inoltre “s.” (seguente), “ss.” (seguenti) oppure “passim”: p. 25; pp. 25-27; pp. 345-349; pp. 23 ss.; pp. 87 passim.

Autore

a. Iniziale del nome puntata, seguita dal cognome.

b. In caso di doppio nome, le due iniziali non vanno separate da spazio.

c. Se sono due o tre autori, separare con virgola.

Curatore o traduttore

Il nome del curatore o del traduttore è posto dopo il titolo dell’opera con l’iniziale del nome puntata e il cognome, preceduti dalla locuzione “a cura di” o “traduzione di” in tondo.

Prefazione/Introduzione

Quando si cita la prefazione o l’introduzione di un’opera, si riportano l’iniziale del nome puntata e il cognome, seguiti dalla dicitura “Prefazione/Introduzione a”.

Titolo

Si separa dal nome dell’autore con una virgola e si dà sempre in carattere corsivo. La punteggiatura si riporta come da frontespizio; se manca, separare le partizioni con un punto.

Note tipografiche

Si danno nella lingua in cui figurano sul frontespizio, nel seguente ordine: luogo di edizione e data,  non separati da virgola.

Editore

L’editore non viene indicato per le pubblicazioni moderne; il nome dell’editore verrà citato prima del luogo di edizione solo per opere a stampa antiche per le quali tale riferimento risulti significativo.

Luogo di edizione

Si deve indicare la sede sociale dell’editore e non il luogo di stampa; quando manca si usa la sigla “s.l.” (senza luogo).

Data

Se la pubblicazione non ha data ma è possibile presumerla, questa è riportata tra parentesi quadre; senza certezze, si usa la sigla “s.d.” (senza data).

Data e luogo

Se mancano sia la data di edizione sia il luogo, si userà la sigla “s.n.t.” (senza note tipografiche).

Edizioni

In caso si citi un’edizione successiva alla prima, si riporterà il numero dell’edizione in esponente all’anno.

Opere in più volumi

Nel caso di opere in più volumi, editi in luoghi e anni diversi, le note tipografiche devono essere quelle relative al volume che si cita. Il volume si cita con un numero romano riportato di seguito al titolo (non preceduto dall’abbreviazione vol.), seguito dall’eventuale titolo particolare del volume stesso e dalle specifiche note tipografiche.

G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, IV, Lo sviluppo del capitalismo e del movimento operaio, Milano 1986.

Ristampa anastatica

Dopo aver riportato i dati del volume originale, si indicano, tra parentesi tonde, le note tipografiche della ristampa anastatica, precedute dalla dicitura “rist. anast.” e da una virgola.

S. Pellico, Il Sacro Monte di Varallo. Carme, Varallo 1836 (rist. anast. Borgosesia 1979).

Serie di citazioni bibliografiche

Riferimenti bibliografici che si susseguono vengono separati da punto e virgola e dati in ordine cronologico.

Come indicare un testo citato nella nota precedente

Anziché ripetere il cognome dell’autore si utilizza Id. ed Ead.

Si mantiene invece ibidem citando in due note consecutive lo stesso testo con gli stessi numeri di pagina e “ivi” con numeri di pagina diversi.

1 V. Castronovo, La revolución industrial, Barcelona 1975.

2 Id., Il Piemonte, Torino 1977.

3 Ivi, pp. 38-42.

4 G. Bataille, Obras escogidas, Barcelona 1974.

5 Ivi, p. 12.

6 Ibidem.

Volumi miscellanei

Pio II e le arti. La riscoperta dell’antico da Federighi a Michelangelo, a cura di A. Angelini, Siena 2005.

Saggi in volumi miscellanei

G. Gentilini, Virtù ed eroi di un’impresa dimenticata: il monumento di Vitaliano e Giovanni Borromeo, in I monumenti Borromeo. Scultura lombarda del Rinascimento, a cura di M. Natale, Torino 1997, pp. 47-82.

Cataloghi di mostre

Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento, catalogo della mostra (Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi, 3 aprile-11 luglio 2004), a cura di M.T. Filieri, Cinisello Balsamo 2004.

Saggi in cataloghi di mostre

F. Caglioti, Su Matteo Civitali scultore, in Matteo Civitali e il suo tempo […] oppure, se si tratta di una seconda citazione del catalogo, F. Caglioti, Su Matteo Civitali scultore, in Matteo Civitali e il suo tempo, cit. (vedi nota 1), pp. 12-35.

Schede in cataloghi di mostre

F. Caglioti, in Matteo Civitali e il suo tempo […], p. 334, n. 2.2; oppure, se si tratta di una seconda citazione del catalogo, F. Caglioti, in Matteo Civitali e il suo tempo, cit. (vedi nota 1), p. 334, n. 2.2.

Atti di convegni

Benvenuto Cellini. Kunst und Kunsttheorie im 16. Jahrhundert, Atti del convegno (Frankfurt am Main, 2-5 novembre 2000), a cura di A. Nova, A. Schreurs, Köln-Weimar-Wien 2003.

Articoli in periodici

A. Angelini, Il busto marmoreo di Alessandro VII scolpito da Gian Lorenzo Bernini, “Prospettiva”, 89-90, 1998, pp. 184-192.

Articoli in quotidiani

M. Morasso, La nuova pittura al Salon d’Automne. Un consiglio agli ordinatori della Esposizione di Venezia, “Il Marzocco”, 23 ottobre 1904, p. 3.

Lemmi in dizionari o enciclopedie

G. De Caro, ad vocem Borghese, Marcantonio, in Dizionario biografico degli italiani, XII, Roma 1970, p. 602.

Cataloghi d’aste

Sotheby’s, London, 21 maggio 2007, Important European Sculpture, lotto n. 10.

Opere a stampa dei secoli XV-XVIII

a. Autore

Se il nome dell’autore appare in latino, riportarlo al nominativo (se si ritiene opportuno conservare la forma latina), oppure in volgare se questa è la forma più comunemente usata. Estrapolarlo comunque dal titolo che appare sul frontespizio e in cui normalmente figura al genitivo o in altro caso.

Sul frontespizio: Dictionarii seu repertorii moralis Petri Berchorii

Citazione: P. Berchorius, Dictionarii seu repertorii moralis Petri Berchorii

Se il nome dell’autore non figura sul frontespizio, ma si ricava da altra parte del libro, riportarlo senza parentesi quadre; se si ricava da fonti esterne alla pubblicazione usare le parentesi quadre.

b. Titolo

Il titolo, sia in latino sia in volgare, può essere abbreviato, purché conservi un senso compiuto. Le omissioni si segnalano con tre puntini.

c. Luogo di edizione

Si riporta come appare sul frontespizio: in latino (Romae; Venetiis; Francofurti…) o in volgare (in Fiorenza; in Vinegia…).

d. Editore o stampatore

Per queste pubblicazioni si indica anche il nome dello stampatore/editore, riportandolo dopo il luogo di edizione nella forma in cui si presenta sul frontespizio.

e. Data di edizione

L’anno di edizione o di stampa va sempre riportato in numeri arabi (escludendo il giorno e il mese qualora ci fossero, e anche eventualmente espressioni come “anno domini”, “anno salutis”, “stampato nell’anno”).

Se luogo di edizione, editore, stampatore e data si ricavano dal colophon anziché dal frontespizio si danno senza parentesi quadre. In caso di mancanza di uno o di tutti questi elementi si usino le sigle s.l., s.e., s.d., s.n.t., come per le opere moderne.

Citazioni archivistiche

Istituto che conserva il fondo

Viene indicato con una sigla, sciolta nella tavola delle abbreviazioni che ogni autore deve allegare al proprio contributo. Nel caso in cui la denominazione dell’istituto non contenga la località in cui esso si trova, questa deve essere indicata.

ASMi = Archivio di Stato di Milano

BNB = Milano, Biblioteca Nazionale Braidense

Fondo

Le denominazioni del fondo, della serie e delle eventuali sottopartizioni, separate da virgole, vanno date per esteso, in corsivo e con l’inizio di ciascuna partizione in maiuscolo.

ASMi, Atti di governo, Uffici e tribunali regi, Parte antica, …

Unità archivistica

Le indicazioni di busta (o filza, o mazzo, o pacco, o fascio, o scatola), fascicolo ed eventualmente sottofascicolo e inserto, volume o registro vanno in tondo separate da una virgola; il numero va in tondo. Per le abbreviazioni con cui indicare le diverse unità si rimanda alla tavola delle abbreviazioni. Quando è necessario riportare l’oggetto o il titolo dell’unità si usano le virgolette caporali « ».

Quando è necessario indicare la carta all’interno di un registro si usa “c” puntato, seguito dal numero; ove occorra, il numero della carta è seguito, senza spazio e sul rigo, da r per indicare il recto e da v per indicare il verso, in corsivo non puntati. Nel caso in cui si debba indicare il foglio si usa “f” puntato; per la pagina si usa “p” puntato. Al plurale si abbreviano cc. e ff.

Dati relativi al documento

Per segnalare il singolo documento si forniranno i seguenti dati.

a. Tipo di documento in tondo (relazione, verbale, telegramma, appunto, lettera ecc.) o eventuale titolo in corsivo.

b. L’eventuale autore, il mittente e il destinatario di un documento.

c. Eventuale data topica, seguita da giorno, mese e anno.

Ibidem e ivi L’uso di ibidem è consentito solo nel caso si debba ripetere immediatamente la citazione dello stesso documento. Nel caso in cui si citino di seguito due documenti contenuti nella stessa unità archivistica, nella citazione del secondo l’indicazione dell’istituto, del fondo, della serie e di altra eventuale sottopartizione e dell’unità sarà sostituita da ivi.