{"id":768,"date":"2020-07-01T09:21:54","date_gmt":"2020-07-01T07:21:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=768"},"modified":"2026-07-13T21:25:41","modified_gmt":"2026-07-13T19:25:41","slug":"ce-lo-meritiamo-alberto-sordi-critico-darte-le-nostre-piccole-vacanze-intelligenti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/ce-lo-meritiamo-alberto-sordi-critico-darte-le-nostre-piccole-vacanze-intelligenti\/","title":{"rendered":"Ce lo meritiamo Alberto Sordi critico d\u2019arte? Le nostre piccole vacanze intelligenti"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\"><strong>di Paolo Pastres<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"> In occasione del centenario della nascita del grande Alberto Sordi sono stati riproposti, con ampi commenti esegetici, i suoi testi cinematografici pi\u00f9 celebri e amati. Tra essi, anche il famoso episodio \u201cLe vacanze intelligenti\u201d girato nel 1978 e inserito nel film <em>Dove vai in vacanza?<\/em> Sordi ne firma regia e sceneggiatura, insieme al fido Rodolfo Sonego, e lo interpreta al fianco di Anna Longhi. La storia \u00e8 molto conosciuta: due \u201cfruttaroli\u201d romani sono spinti dai figli, brillanti studenti immersi nella congerie culturale che li circonda, a rinunciare alla classica vacanza balneare a favore di un <em>tour<\/em>, appunto \u201cintelligente\u201d, per istruirli, alla scoperta degli etruschi, della musica Gestalt a Firenze e dell\u2019arte contemporanea a Venezia (si noti che i due sono spinti a trascurare i luoghi \u201ccanonici\u201d di quelle citt\u00e0, preferendo manifestazioni slegate dalla loro storia: il concerto potrebbe svolgersi a Roma o a Bellinzona), il tutto seguendo diete ferree. Indubbiamente un capolavoro della commedia all\u2019italiana e una satira ferocissima \u2013 e alquanto qualunquista \u2013 sulle mode culturali dell\u2019epoca, sulle relazioni tra genitori e figli e pi\u00f9 in generale su un\u2019Italia, allora immersa nel Terrorismo e nella crisi, che voleva a tutti i costi modernizzarsi tagliandi i ponti con la tradizione, anche a costo di un feroce salto generazionale. Tutto ci\u00f2 premesso, il passaggio pi\u00f9 noto e discusso di quell\u2019episodio \u00e8 la tragicomica visita alla XXXVIII Biennale veneziana \u201cB78 Dalla natura all\u2019arte dall\u2019arte alla natura\u201d. La coppia, quindi, si ritrova a contato con opere provocatorie, \u201cspiazzanti\u201d, e nonostante le spiegazioni proposte da un impeccabile e coltissimo Cicerone, tutto gli risulta incomprensibile, non tanto perch\u00e9 \u00absar\u00e0 che semo noi che semo ignoranti\u00bb, ma perch\u00e9 \u2013 \u00e8 questo il sottotesto \u2013 mancherebbe proprio un senso in espressioni cos\u00ec distanti dalla figurazione. Quella divertente contrapposizione tra alto e basso, tra colti e incolti, eleganti e bifolchi \u2013 un meccanismo comico classico che funziona sempre \u2013 ci permette di rivedere installazioni che fanno ormai parte della storia artistica dei tardi anni \u201970 del Novecento (pensiamo, tra le tante, al <em>Muro<\/em> di Mauro Staccioli, alle pecore di Menashe Kadishman, agli interventi di Gian Emilio Simonetti, Giuseppe Chiari, Richard Long e all\u2019autentica poesia di Charles Simonds), ed \u00e8 ormai divenuta un emblema dell\u2019incomunicabilit\u00e0 tra l\u2019arte contemporanea e i ceti popolari, relegando il discorso a una sorta di idioletto, comprensibile solo a pochissimi eletti, se non unicamente all\u2019artista. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"624\" height=\"336\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Sordi-Kadishman.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-772\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Sordi-Kadishman.jpg 624w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Sordi-Kadishman-300x162.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 624px) 100vw, 624px\" \/><figcaption><em>B78. Alberto Sordi, Anna Longhi e l&#8217;opera di Menashe Kadishman.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">L\u2019indiscutibile\nefficacia dell\u2019episodio sordiano ha indotto non pochi a riflettere, da diverse\nangolazioni, sul rapporto tra artista-critica-pubblico: tema, che, a ben\nguardare, ha origine quantomeno a met\u00e0 Settecento, ma certamente si \u00e8 acuito\nnel corso del Novecento, fino a segnare momenti di crisi e forse a spezzarsi,\ncome ci suggerisce Sordi. Dunque, molto si \u00e8 detto e molto altro si potrebbe\ndire prendendo le mosse dall\u2019incursione dei \u201cfruttaroli\u201d alla Biennale. Per\u00f2,\ncredo, valga la pena soffermarsi anche su un ulteriore aspetto, che, almeno mi\npare, non \u00e8 mai stato evocato a proposti di quel film, cio\u00e8 la\ncentralit\u00e0-eccentricit\u00e0 dell\u2019arte, nella fattispecie contemporanea, nel\ndibattito, o per meglio dire discorso, pubblico italiano. Mi spiego meglio: nel\n1978 il pi\u00f9 popolare comico italiano \u2013 l\u2019italiano medio, nel quale molta parte\ndel paese si rispecchiava e lui ne era consapevole \u2013 dedica una delle sue\ninterpretazioni pi\u00f9 riuscite a ironizzare sulla cultura, evidenziandone la\ndistanza dal \u201csenso comune\u201d, e calca la mano sulle stranezze raggiunte nel\nmondo dell\u2019arte (ma pure il modo con cui sono trattate la mania etrusca, la\nparodia del geniale <em>4\u201933\u2019\u2019<\/em> di John\nCage o la caricatura dell\u2019arredatrice <em>\u00e0\nla page<\/em>, non sono da meno), insomma contesta l\u2019abbandono delle care vecchie\npiccole cose, anche se si cattivo gusto, che\nstarebbero per essere soppiantate da assurdit\u00e0, cui \u00e8 interessata solo una <em>\u00e9lite<\/em> colta e benestante, la quale ne ha\ndecretato il valore e cercherebbe d\u2019imporla \u2013 paternalisticamente \u2013 al resto\ndella societ\u00e0. Una denuncia forte, comunque la si pensi, che affronta la\nquestione del mutamento culturale e anticipa molti dei dibattiti, compresi\nquelli attualissimi, sullo scontro tra popolo ed <em>establishment<\/em>. Proprio il ruolo fondamentale allora attribuito a\nquanto esposto alla Biennale, mi induce a chiedermi: oggi sarebbe possibile\nrifare lo stesso discorso? Ironizzare sull\u2019arte nel 2020 avrebbe ancora un\nsenso? La provocazione \u201cconservatrice\u201d implicita nello <em>sketch<\/em> di Sordi avrebbe ancora un significato, sarebbe recepita o\nrespinta? In altre parole, oggi, dibattere d\u2019arte, contemporanea e non solo, \u00e8\nancora popolare \u2013 nel senso di rivolto alle masse \u2013 e soprattutto continua a suscitare\npassioni? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Questo mi domando, rivedendo l\u2019esilarante episodio, ma non so darmi una risposta definitiva. Infatti, da un lato rifletto che forse mai come ora la storia dell\u2019arte \u00e8 oggetto di interesse: le grandi mostre registrano presenze strabilianti, i cosiddetti esperti (Direttori, Professori, Curatori etc.) sono famosi e alcuni sono perfino divenuti oggetto delle attenzioni di <em>Dagospia<\/em>, esistono poi bellissime trasmissioni televisive che se ne occupano (addirittura ci sono canali dedicati unicamente all\u2019arte, affiancando questa temanticit\u00e0 alla cucina, agli animali domestici, alle malattie imbarazzanti e cos\u00ec via, per non parlare delle video vendite, capitolo che meriterebbe un approfondimento a parte, magari sotto guisa di <em>Lumpen Kusntliteratur<\/em>), oltre a pagine di quotidiani, siti web, gruppi <em>Facebook<\/em>, e chi pi\u00f9 ne ha&nbsp; ne metta. Anche gli artisti sono celebri e il loro divismo, fin dai tempi di Andy Warhol \u00e8 parte integrante dell\u2019odierno \u201csistema dell\u2019arte\u201d. Eppure, la mia impressione \u00e8 che il \u201cprodotto artistico\u201d, da Fidia a Banksy, per quanto conosciuto, sia sottratto a un vero dibattito pubblico, se non circoscritto agli addetti ai lavori, i quali, per altro, spesso si trincerano dietro specializzazioni che rasentano il settarismo, e tutto venga accolto con sonore banalit\u00e0 e acriticamente, come un dovere, cosicch\u00e9 il \u201cnon mi piace\u201d, il \u201cnon mi interessa\u201d, il \u201ctutto qui?\u201d, o il \u201cquesto lo so fare anch\u2019io\u201d, che credo molti pensano ma si vergognano a dirlo, restano celati nello scrigno dei desideri inconfessabili, vicino agli \u201catti impuri\u201d e l\u2019ancor pi\u00f9 osceno <em>Schadenfreude<\/em>. Quelle affermazioni, che per quanto elementari sono pur sempre atti critici, non possono neppure essere pi\u00f9 concepite, immersi come siamo sotto una cappa di <em>Politically correct<\/em> culturale, che sconsiglia di contraddire \u2013 anche solo con il pensiero \u2013 la sentenza dell\u2019esperto, specie se espressa in televisione, il che conferisce <em>ipso facto<\/em> il crisma dell\u2019ufficialit\u00e0. D\u2019altro canto, niente di nuovo, se consideriamo che la fruizione inconsapevole dell\u2019arte era stigmatizzata gi\u00e0 nel Settecento (pensiamo a Pelli Bencivenni, il quale riteneva che gli Uffizi fossero frequentati da torme di ignoranti che non capivano ci\u00f2 che ammiravano e passavano di l\u00ec solo perch\u00e9 lo facevano in tanti e tutti lo consigliavano), ma la cosa lascia comunque perplessi e mi chiedo se tutto ci\u00f2 sia inevitabile o meno. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"539\" height=\"379\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Giuseppe-Chiari.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-770\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Giuseppe-Chiari.jpg 539w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Giuseppe-Chiari-300x211.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 539px) 100vw, 539px\" \/><figcaption> <br><em>B78. Giuseppe Chiari, &#8220;L&#8217;arte \u00e8 una piccola cosa&#8221;.<\/em> <\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Non voglio dire\nche ci sia sempre bisogno di qualcuno che gridi \u201cil re \u00e8 nudo\u201d, anche perch\u00e9\nquasi sempre i sovrano sono molto ben abbigliati\n(con buona pace del benemerito Sordi), ma, per restare nella metafora, forse\nqualcosa da eccepire sull\u2019abito c\u2019\u00e8 e spetterebbe proprio agli \u201caddetti ai\nlavori\u201d affermarlo. Certo, qualcuno lo fa, ma sono voci flebili, che\ndifficilmente approdano agli onori del pubblico dibattito. Ci vuole senz\u2019altro\ncoraggio a dire: quella mostra, nonostante gli alti patrocini e il sedicente illustre\n\u2013 per mancanza di prove \u2013 curatore, \u00e8 banale e non vale la pena di vederla, \u00e8\nuno spreco di risorse; oppure che il nuovo acclamato artista \u00e8, se va bene, un bravo\nvetrinista e non vale niente. Affermazioni del genere costano, lo sappiamo, per\ncui al massimo un dignitoso silenzio o bisbigli amichevoli, con il risultato\nche alla fine, per quel che afferra il fruitore, sono <em>todos caballeros<\/em>. S\u00ec, lo so, \u00e8 un fenomeno generale, che non\nriguarda solo l\u2019arte, anzi; anche se di converso assistiamo a processi contro\nfigure del passato, che mettono in discussione comportamenti e idee lontane\nsecoli e le giudicano severamente, in ennesimo spregio al sacro principio \u2013\ncos\u00ec amavano definirlo gli avvocati <em>d\u2019antan<\/em>\n\u2013 di irretroattivit\u00e0. Per altro, fenomeni simili si assistono pure nell\u2019ambito\ndella storia dell\u2019arte: disciplina che potrebbe essere ritenuta troppo\neurocentrica, in cui mancano voci femminili etc. Ma questa \u00e8 un\u2019altra questione\ne varr\u00e0 la pensa riprenderla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Invece, tornando alle <em>Vacanze intelligenti<\/em>, il punto di vista di Sordi, per quanto discutibile, era comunque l\u2019espressione di un\u2019opinione su qualcosa cui era attribuito un valore, tanto maggiore quanto pi\u00f9 era in grado di dividere; mi sembra che 42 anni dopo l\u2019arte, anche la contemporanea, non divida pi\u00f9 \u2013 sia mai, il <em>moud<\/em> vuole la conciliazione \u2013 e di conseguenza non meriti un autentico confronto critico, un\u2019indignazione, uno sberleffo o che so io. Dall\u2019altro lato, ci sono ancora artisti e critici che vogliono lottare, com\u2019\u00e8 avvenuto tante volte, per difendere un loro punto di vista innovativo se non scandaloso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"711\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Long-1024x711.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-771\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Long-1024x711.jpg 1024w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Long-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Long-768x534.jpg 768w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Long-1382x960.jpg 1382w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Long.jpg 1599w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><em>B78. Cecilia e Matteo Venier alle prese con un&#8217;installazione di Richard Long, fotografati dal loro pap\u00e0 Nicol\u00f2.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Futuristi, dadaisti, surrealisti e cos\u00ec via erano condannati dai \u201cbenpensanti\u201d. A distanza di un secolo sappiamo che i primi erano dalla parte giusta, ma, in fondo, ci interessano pure le ragioni degli avversari e forse senza il loro \u201cpassatismo\u201d non avremmo avuto le avanguardie. Sar\u00f2 cinico, ma credo che oggi Duchamp, nelle mani di un buon <em>public relations<\/em>, sarebbe intervistato con deferenza nei tg, e questo non sarebbe piaciuto a Tzara, ma poi, come si sa, bisogna sempre voltare pagina, cos\u00ec arriva il cuoco stellato a far dimenticare il provocatorio <em>Orinatoio<\/em>: alternanza dissacratoria che, penso, Tzara avrebbe invece gradito. Dunque, alla fine, se non c\u2019\u00e8 nulla su cui valga la pena di discutere e contrastarsi, o meglio polemizzare, vuol dire che in radice non c\u2019\u00e8 alcunch\u00e9 di significavo, al di l\u00e0 del convenzionale comunicato sulla bella mostra, il promettente artista o \u2026 e qui rinvio alla nota sentenza di Arbasino che ci conduce alla celebrazione del \u201cvenerato maestro\u201d. A proposito, ma quanto ci manca l\u2019Arbasino che diceva la sua, con tutti gli eccessi che gli erano concessi, sui fenomeni di massa, fossero letteratura, films, costume o arte, anche ridicolizzando, quand\u2019era il caso di farlo, ben sapendo che tra <em>chic<\/em> e <em>kitsch<\/em> il passo \u00e8 brevissimo, \u00e8 sempre solo questione di equilibrio e di ingredienti giusti, come un gin-and-tonic o un Martini coktail, tanto apparentemente semplici quanto difficilissimi da fare bene. Dunque, piuttosto che vacanze intelligenti facciamo <em>Piccole vacanze<\/em>, e rileggendo <em>Fratelli d\u2019Italia<\/em>, o <em>Muse a Los Angeles<\/em>, comprenderemo meglio che gli eventi culturali, su tutti le mostre d\u2019arte (tra i tanti ricordi un po\u2019 di maniera e un po\u2019 sbagliati lo ha notato, mi pare, solo Giovanni Agosti), servono principalmente a far discutere, a creare una socialit\u00e0 che si ponga su un livello degno di essere vissuto, e non sono questioni per pochi debosciati semialcolizzati che nel luglio spoletino, in abito blu e cravatta <em>petit poins<\/em> con nodo rigorosamente stretto (l\u2019Anonimo <em>docet<\/em>), shakerano, come niente fosse, Evelyn Waugh, Celine, Balthus, Lucien Freud, Elgar e Strauss, Richard \u2013 <em>of course<\/em> \u2013 quello giusto. Ma, un dubbio mi assale, fossero gi\u00e0 state quelle delle vacanze intelligenti? Sia pure, non c\u2019\u00e8 lesa maest\u00e0, epper\u00f2, in fondo, chiedersi se \u00e8 pi\u00f9 \u201cinteressante\u201d, diciamo cos\u00ec, Biancaneve o la Regina cattiva non \u00e8 solo un esercizio di contradizione, tanto per <em>\u00e9pater le bourgeois<\/em>, ma un modo per svincolarsi dal conformismo che ci impone un canone che non si pu\u00f2 contraddire o mettere in crisi: la metafora di un prova di libert\u00e0, che \u00e8 poi ci\u00f2 che si richiede per primi agli intellettuali (mi pare che qualcuno abbia detto che gli storici dell\u2019arte lo siano, anzi debbano esserlo, pi\u00f9 di ogni altra categoria, ma forse persevero negli errori), e pure a tutti i non depensanti, se ce ne sono ancora (Carmelo, oh mio Capitano, dico Bene?). Comunque, per la cronaca, il vecchio Walt ci aveva visto giusto ed \u00e8 di gran lunga da preferire la Regina, vuoi mettere. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"854\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Charles-Simonds-1978-1024x854.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-769\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Charles-Simonds-1978.jpg 1024w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Charles-Simonds-1978-300x250.jpg 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Charles-Simonds-1978-768x641.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><em>B78. Charles Simonds, &#8220;Dwelling&#8221;.<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Qualche anno fa,\nnel maggio del 2004, Maurizio Cattelan impicc\u00f2 dei manichini, riproducenti con\nestremo realismo dei bambini, agli alberi di un giardino pubblico milanese,\nsuscitando qualche timida protesta, anche politica, finch\u00e9 un residente,\nesasperato dalla inquietante visione e ritenendo di interpretare il sentimento\ncomune, approfittando del favore delle tenebre tagli\u00f2 le corde per mettere fine\nall\u2019irritante installazione, ma sfortunatamente per lui cadde dalla scala e si\nfer\u00ec piuttosto gravemente, in seguito sub\u00ec pure una condanna penale. Ecco,\nfinalmente, un\u2019opinione e una conseguente azione, per quanto esecrabile, che\nforse meritava un approfondimento. Mi pare per\u00f2 che di quell\u2019episodio nessuno si\nsia occupato a dovere e soprattutto ne abbia tratto ispirazione per qualche\ncommedia, eppure c\u2019erano tutti gli elementi del tragicomico (l\u2019antieroe, la\npretesa velleitaria), compresa la classica scena dell\u2019involontario ruzzolone,\nche di solito qualche risata la strappa, raccontando di una forma radicale di\nstroncatura e cercando di ricostruire, con il registro dell\u2019ironia, il <em>backgraund<\/em> di una simile sciagurata scelta.\nPeccato, sarebbe stato interessante, penso ce ne fosse da dire, poteva proprio uscirne\nun bel ritratto dell\u2019Italia d\u2019inizio millennio. Sar\u00e0 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un Sordi o\npiuttosto sar\u00e0 che l\u2019arte non suscita pi\u00f9 quell\u2019interesse che spinge un regista\na trarne pretesto per raccontare una storia, individuando un fenomeno in grado\ndi interessare il grande pubblico? Fa un po\u2019 eccezione il Sorrentino de <em>La grande bellezza<\/em>, con vena moralistica\ne pietistica, quando mostra la bambina prodigio costretta dai genitori a\nremunerative quanto drammatiche <em>performances<\/em>\npittoriche, chiosate per quel che sono dalla saggezza romanesca di Sabrina\nFerilli, qui degna erede dei nostro cari \u201cfruttaroli\u201d: \u201cma sta\u2019 ragazzina\npiagne, \u2018e basta!\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">In definitiva,\nancora a fine anni \u201970 l\u2019arte, piacesse o meno, occupava un ruolo sociale (che\npoi, diciamocelo una volta per tutte, vuole dire politico), era oggetto di\nconfronto, mentre oggi sembra non avere alcun impatto sulla popolazione,\ndiciamo pure la famosa <em>ggente<\/em>. Un\nsimile fenomeno, di espulsione dall\u2019immaginario culturale, potrebbe essere pure\nconsiderato il definitivo suggello al fallimento dell\u2019idea di \u201cintellettuale\norganico\u201d, che negli anni \u201970 era ancora perseguita con fiducia. E qui potremmo\naddentrarci nella questione del passaggio, che mi sembra irrevocabile, di <em>status<\/em> del pubblico dell\u2019arte: da\nattore, bench\u00e9 di fila, di una recita collettiva a consumatore di un prodotto\nche per definizione \u00e8 buono e deve piacere. Si tratter\u00e0 forse di sociologismo,\nromanticismo e moralismo un po\u2019 alla buona? probabile, ma non credo di essere\ntroppo lontano dalla verit\u00e0 delle cose. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">A questo punto mi si consenta anche di addentare una personalissima <em>madeleine<\/em>: a quella famosa Biennale ci sono stato, bambino accompagnato dai cugini pi\u00f9 grandi, all\u2019epoca a fine liceo; tuttavia non ne ho conservato alcun ricordo preciso (si capisce, a me, che all\u2019epoca vivevo a ridosso di una grande base USAF, incuriosivano unicamente gli <em>F-4 Phantom II<\/em> e\/o l\u2019eventuale loro applicazione USS). Per\u00f2, ci\u00f2 che importa, \u00e8 che a quella rassegna mi hanno portato e soprattutto ci sono andato insieme ad adolescenti, che poco si interessavano d\u2019arte, ma erano curiosi di conoscere e discutere dei fermenti culturali che li attorniavano, sebbene, questo lo ricordo, non gli piacessero e non mancavano di dichiararlo. Grazie alle <em>Vacanze intelligenti<\/em>, le cui battute si prestano ai commenti conviviali, ho avuto modo di appurare che la mia esperienza non \u00e8 isolata, altri coetanei sono stati condotti dai genitori a visitare la stessa Biennale, suscitando commenti poco favorevoli, bench\u00e9 anch\u2019essi se ne ricordino solo grazie al film. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"512\" height=\"287\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Staccioli.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-773\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Staccioli.png 512w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Staccioli-300x168.png 300w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption><em>B78. Mauro Staccioli, &#8220;Muro&#8221;. <\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Nell\u2019ultima\nBiennale, quella del 2019, c\u2019era molto da vedere e su cui dibattere, ad\nesempio, ho trovato emozionante la splendida <em>Scala di Giacobbe<\/em> di Sean Scully a San Giorgio, un\u2019istallazione\nposta al centro di un edificio storico, temporanea, ma perch\u00e9 non stabile? Io\nl\u2019avrei voluta mantenere, perch\u00e9 arricchiva, anche spiritualmente, l\u2019ambiente.\nCi\u00f2 era possibile? Forse a qualcuno l\u2019idea non piace? Non la ritiene adatta a\nun luogo sacro e tempio dell\u2019arte veneta? Mah\u2026 non mi pare che se ne sia\ndiscusso pi\u00f9 di tanto, eppure ce ne sarebbe da dire, anche solo limitandoci al sempre\ncontroverso rapporto tra contemporaneo e antico. Se quei commenti ci sono stati\nnon li ho notati, e me ne dispiaccio, ma forse, al di l\u00e0 della mia ignoranza, \u00e8\nanch\u2019esso un indice di qualcosa che non va, che \u00e8 sottratto all\u2019arena pubblica.\n<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Chiedo a me stesso e a chi mi legge: l\u2019arte \u2013 compresa pure la storia dell\u2019arte nella sua accezione pi\u00f9 ampia \u2013 occupa ancora un ruolo nella societ\u00e0 o \u00e8 solo una questione tra mercanti ed esperti professionali, cui tutti gli altri devono guardare in veste \u2013 per loro assai comoda \u2013 di spettatori silenti e sempre accondiscendenti? Oppure \u00e8 ancora in grado di generare opinioni, anche contrastanti o urticanti, di creare un dialogo tra artista, critica e pubblico? Siamo dunque condannati a uno stadio di riflessioni che precede i <em>Salons<\/em>, in fremente attesa almeno di un nuovo La Font de Saint-Yenne, se non di un <em>nouveau<\/em> Diderot? Riflettiamoci sopra e discutiamone. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"750\" height=\"1000\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/scully.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-779\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/scully.jpg 750w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/scully-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/scully-720x960.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/><figcaption> <br>Sean Scully, <em>La scala di Giacobbe verso il Cielo<\/em>, Venezia, San Giorgio Maggiore, 2019.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Paolo Pastres In occasione del centenario della nascita del grande Alberto Sordi sono stati riproposti, con ampi commenti esegetici, i suoi testi cinematografici pi\u00f9 celebri e amati. Tra essi, anche il famoso episodio \u201cLe vacanze intelligenti\u201d girato nel 1978 e inserito nel film Dove vai in vacanza? Sordi ne firma regia e sceneggiatura, insieme [&hellip;]<\/p>\n<a href=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/ce-lo-meritiamo-alberto-sordi-critico-darte-le-nostre-piccole-vacanze-intelligenti\/\" class=\"more-link\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">Ce lo meritiamo Alberto Sordi critico d\u2019arte? 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