{"id":680,"date":"2020-05-28T10:52:50","date_gmt":"2020-05-28T08:52:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=680"},"modified":"2026-07-13T21:25:41","modified_gmt":"2026-07-13T19:25:41","slug":"distanza-piu-acuta-vicinanza","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/distanza-piu-acuta-vicinanza\/","title":{"rendered":"DISTANZA, PIU\u2019 ACUTA VICINANZA"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\"><em>Sull\u2019insegnamento a distanza e l\u2019uso delle piattaforme e delle tecnologie digitali<\/em><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><strong>di Bruno Di Marino<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"> Giorgio Agamben ha detto una grande sciocchezza, usando un parallelo sbagliato (aderire alla didattica a distanza \u00e8 come giurare fedelt\u00e0 al fascismo, a un nuovo fascismo). Del resto il filosofo aveva gi\u00e0 formulato qualche altro discutibile pensiero all&#8217;inizio della Pandemia, redarguito da Flores d\u2019Arcais su \u201cMicroMega\u201d. Ma al di l\u00e0 delle dichiarazioni di Agamben, che vogliono forse essere una provocazione \u2013 anche se da uno studioso rigoroso come lui ci si aspetta ben altro \u2013 \u00e8 giusto forse fare qualche considerazione sull\u2019insegnamento a distanza e sull\u2019uso delle piattaforme e delle tecnologie digitali che, in parte, sono valide anche pi\u00f9 in generale per tutte le attivit\u00e0 del lavoro a distanza (telelavoro e <em>smart working<\/em>). <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"470\" height=\"302\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/01-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-681\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/01-4.jpg 470w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/01-4-300x193.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Premetto che, visto il contesto e anche la mia esperienza\npersonale di docente d\u2019accademia di Belle arti, parlo solo di questo ambito formativo,\npoich\u00e9 l\u2019insegnamento nelle scuole dell\u2019infanzia, primarie e secondarie, \u00e8\ntutt\u2019altra cosa e mette in gioco problematiche diverse. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Un altro punto da chiarire \u00e8 che la didattica a\ndistanza ha un suo aspetto contingente e un altro permanente. Vale a dire che appena\nl&#8217;emergenza sar\u00e0 finita si ritorner\u00e0 all&#8217;insegnamento in presenza, fugando i\ntimori di una \u201cdittatura digitale\u201d. Ma l\u2019aspetto permanente da cui non si pu\u00f2 prescindere,\n\u00e8 che il Covid 19 segna almeno in questo campo un punto di non ritorno, dopo\nanni di sonnolenza da parte di una societ\u00e0 ostaggio del <em>digital divide<\/em> e della mancanza di banda larga, a lungo promessa ma\nmai effettivamente realizzata. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">1) E\u2019 vero, la didattica a distanza ci priva del\ncontatto fisico con lo studente, ma sostanzialmente (e lo dico dopo 32 lezioni\nfatte in due mesi e mezzo con questa modalit\u00e0) non cambia la qualit\u00e0 della\nlezione e anche dell&#8217;apprendimento. L&#8217;unica differenza \u00e8 che la lezione dura al\nmassimo 2 ore e 30 senza interruzioni, ma la possibilit\u00e0 di interazione dello\nstudente con il docente resta immutata. Certo, lo studente pu\u00f2 nascondersi dietro\na un\u2019icona e a una sigla, pu\u00f2 disattivare il microfono e quindi avvolgere il\ndocente in una condizione di incertezza, di isolamento, psicologicamente straniante\ne quindi portarlo a richiedere continuamente un <em>feedback<\/em> agli studenti, ma \u00e8 una questione di abitudine.&nbsp;&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">2) La didattica a\ndistanza vuol dire risparmiare tempo, sia per gli studenti che possono\nimpiegarlo per studiare in modo pi\u00f9 accurato e per approfondire, sia per il\ndocente che lo pu\u00f2 invece investire per fare ricerca. Insegnando a un\u2019ora di treno\nda Roma e dovendo prendere diversi mezzi di trasporto, ho calcolato che il risparmio\ndi tempo \u00e8 di almeno 3 ore, tutto tempo dedicato alla stesura di materiali per\nil corso che diventeranno libri. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">3) Non vorrei soffermarmi sulla questione economica, che pure pu\u00f2 essere rilevante, sia per gli studenti che per i docenti, ma va comunque affrontata anche perch\u00e9 una delle accuse mosse alla didattica a distanza \u00e8 di essere \u201cclassista\u201d perch\u00e9 non tutti possono permettersi un dispositivo digitale, che non tutti hanno una buona connessione, accusa unita alla difficolt\u00e0 delle famiglie di non riuscire in generale a confrontarsi con la tecnologia digitale. Bene, a parte che un i-pad usato costa pi\u00f9 o meno come uno <em>smartphone<\/em> (di cui sono ormai quasi tutti dotati, anche i pi\u00f9 indigenti) che pu\u00f2 tra l\u2019altro in parte compensare laptop e tablet, pi\u00f9 che contestare a priori questa necessit\u00e0 per questioni economiche, si dovrebbe con forza chiedere al governo di stanziare sempre pi\u00f9 fondi per compensare questa situazione. Cosa che, del resto, il governo, seppure lentamente, sta facendo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">4) Anche quando la situazione ritorner\u00e0 alla normalit\u00e0 e finalmente potremmo tornare ad avere un contatto diretto tra studenti e docenti, guardarci negli occhi, prenderci un caff\u00e8 insieme, avere uno scambio meno freddo e pi\u00f9 umano, io personalmente auspico che molte riunioni di dipartimento, collegi dei docenti e magari anche i ricevimenti, continuino a tenersi on line, senza costringere docenti che vivono in altre regioni a farsi centinaia di chilometri e a spendere molti soldi per parlare per due ore di cose di cui possono discutere anche davanti allo schermo del computer. Aggiungo che, almeno per quanto riguarda il comparto AFAM ma limitatamente solo alle materie teoriche, perch\u00e9 quelle laboratoriali non possono essere fatte a distanza, io proporrei che un 30% dell\u2019insegnamento si continui a svolgere a distanza. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"396\" height=\"219\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/02-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-682\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/02-4.jpg 396w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/02-4-300x166.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 396px) 100vw, 396px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Parafrasando un verso del poeta Attilio Bertolucci, \u201cassenza, pi\u00f9 acuta presenza\u201d, oserei dire che \u2013 per certi versi \u2013 mi sono trovato nell\u2019insegnare a distanza anche pi\u00f9 vicino ai miei studenti. Un po\u2019 come San Gerolamo, il docente nel suo studio casalingo, nella sua biblioteca, ha la possibilit\u00e0 con una mano di prendere un libro che gli serve per completare un ragionamento, per trovare una citazione frutto di un\u2019idea non calcolata, ma anche semplicemente per trasmettere agli studenti l\u2019amore e la passione per i libri come oggetti, non di possesso, ma come veicoli per condividere esperienze e pensieri, spiegando loro che un testo, qualunque sia, in s\u00e9 non significa nulla, se non prende vita in relazione ad altri testi, come i link di una rete. La biblioteca stessa diventa come un web di carta, un immenso ipertesto analogico da esplorare insieme agli studenti. E poi vi sono anche gli imprevisti pi\u00f9 banali, come le urla dei figli o le interruzioni del proprio partner, che ci conducono alla nostra quotidianit\u00e0 e rendono molto meno sacra la figura del professore, il che \u2013 personalmente \u2013 trovo sia indispensabile. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"344\" height=\"441\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/03-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-683\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/03-4.jpg 344w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/03-4-234x300.jpg 234w\" sizes=\"(max-width: 344px) 100vw, 344px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"> Penso dunque, per usare la fortunata terminologia di Eco, che non serva n\u00e9 essere apocalittico \u2013 e pensare che pi\u00f9 tecnologia voglia dire meno democrazia se non l\u2019instaurazione di un vero e proprio regime tecnocratico \u2013 n\u00e9 integrato, poich\u00e9 i nuovi media vanno utilizzati come strumento, per i vantaggi che comportano e non esaltandoli come una nuova religione. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"762\" height=\"613\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/04-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-684\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/04-3.jpg 762w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/04-3-300x241.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 762px) 100vw, 762px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Faccio solo notare che queste discussioni sulla cultura dello <em>streaming<\/em>, fatte nel 2020, fanno un po\u2019 ridere, dal momento che l\u2019<em>e-learning<\/em> \u00e8 cosa gi\u00e0 vecchia di decenni. Nei primi anni \u201990 Pierre Levy, nel suo <em>Cyberculture<\/em>, dedicava molto spazio all\u2019argomento dicendo alcune cose che sono tuttora valide, forse perch\u00e9 mai davvero applicate, come ad esempio il fatto che il docente in questo nuovo contesto appare come una sorta di \u201canimatore dell\u2019intelligenza collettiva\u201d, definizione coniata dallo stesso Levy e che si \u00e8 realizzata sempre di pi\u00f9 grazie agli inarrestabili e democratici processi di condivisione del sapere attraverso la rete.  Non perdiamoci in disquisizioni ideologiche e accademiche, finch\u00e9 vedremo nelle culture digitali il peggiore dei mali e sogneremo un nostalgico ritorno all\u2019agor\u00e0 greca, non faremo altro che indirettamente esaltare ancora di pi\u00f9 un insieme di dispositivi che non sono un fine ma solo un mezzo, procurando danni a noi docenti e anche ai discenti. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull\u2019insegnamento a distanza e l\u2019uso delle piattaforme e delle tecnologie digitali di Bruno Di Marino Giorgio Agamben ha detto una grande sciocchezza, usando un parallelo sbagliato (aderire alla didattica a distanza \u00e8 come giurare fedelt\u00e0 al fascismo, a un nuovo fascismo). 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