{"id":560,"date":"2020-04-27T12:40:44","date_gmt":"2020-04-27T10:40:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=560"},"modified":"2020-04-27T18:45:56","modified_gmt":"2020-04-27T16:45:56","slug":"dubuffet-1945-pittore-allucinante-maestro-dindignazione","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/dubuffet-1945-pittore-allucinante-maestro-dindignazione\/","title":{"rendered":"DUBUFFET 1945, PITTORE ALLUCINANTE MAESTRO D&#8217;INDIGNAZIONE"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\"><strong>di Matilde Puleo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"> Prendere posizione vuol dire pretendere che la storia non si ripeta e guardare al futuro. Vuol dire affrontare il proprio tempo e azzardare domande.\u00a0 Nell\u2019attuale nonch\u00e9 paradossale impossibilit\u00e0 di avere accesso ad una visione globale delle cose, diventano importanti allora alcuni eventi del passato, specie quando hanno a che fare con una mostra d\u2019arte particolarmente scandalosa. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"215\" height=\"322\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/01-14.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-561\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/01-14.jpg 215w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/01-14-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><figcaption>Catalogo della mostra, galerie Ren\u00e8 Drouin Parigi \u2013 maggio\/giugno 1946<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Siamo nel 1946 presso la Galerie Ren\u00e9 Drouin di Parigi dove si tiene una mostra di Jean Dubuffet che un giornale satirico racconta con dovizia di particolari. Chi pensa con le immagini, sa che quando esse mettono in questione il nostro modo di vedere si diventa impopolari. La sua precedente personale, appena dopo la Liberazione nell\u2019agosto del 1944, era stata definita la mostra di un imbrattatele. Ora per\u00f2 il clamore era davvero al massimo. Tranne Picasso al Salon de la Lib\u00e9ration &#8211; mostra presidiata da proteste e tentativi di distruzione delle opere -, nessun\u2019altra esposizione d\u2019arte aveva scandalizzato la cultura francese da decenni. Probabilmente l\u2019unico vero precedente era stata la mostra dei Fauves nel 1905. &nbsp;Di questa per\u00f2 non piace la volont\u00e0 di stuzzicare un\u2019emozione complessa come l\u2019imbarazzo. Quello dei francesi e quello di un\u2019umanit\u00e0 macchiata dalle nefandezze della guerra.  Nel XX secolo, l\u2019inimmaginabile \u00e8 la regola mentre l\u2019Olocausto per la Francia \u00e8 la vergogna collaborazionista. Il Partito Comunista anche qui come in Italia, si assume il compito di presidiare la morale degli artisti, tra cui Picasso iscritto nell\u2019ottobre di quello stesso anno, anche se conosceva il timore dell\u2019epurazione spicciola dei collaborazionisti. Tutti ricordavano le purghe staliniste degli artisti russi, alla fine degli anni Trenta, mentre i pittori speravano che le esplicite richieste del Partito in direzione del Realismo socialista non diventassero ogni giorno pi\u00f9 insistenti. In un clima politicamente compromesso Dubuffet non sta al gioco: non sceglie n\u00e9 l\u2019ipotesi surrealista n\u00e9 l\u2019utopia dell\u2019astrattismo dell\u2019agenda artistica prima della guerra e \u2013 ora considera riduttivo anche il realismo comunista. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"294\" height=\"361\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/02-14.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-562\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/02-14.jpg 294w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/02-14-244x300.jpg 244w\" sizes=\"(max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><figcaption>Il Dr. Fritz Klein &#8211; che era stato medico in un campo di concentramento e aveva condotto esperimenti sui prigionieri \u2013 ripreso in piedi tra i cadaveri di una fossa comune, tratta da The Holocaust History Project<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"> Nel tentativo di fare accostamenti, quello tra Dubuffet e l\u2019esposizione alle immagini appare addirittura spettacolare. Non solo perch\u00e9 viviamo il secolo della replica ma perch\u00e9 la parola dei testimoni a volte gode di una potenza affermativa tutta da recuperare. In un panorama complesso dunque, Dubuffet sceglie di guardare. Di riflettere su ci\u00f2 che vede, chiedendosi non pi\u00f9 se la realt\u00e0 sia vera o astratta, ma come si modificano le persone, nella ricezione dell\u2019immagine. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"197\" height=\"252\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/03-11.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-563\"\/><figcaption>I corpi di donne ebree riesumati da una fossa comune vicino a Volary<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Ci\u00f2 che suscita queste riflessioni \u00e8 l\u2019insieme di fotografie che cominciano a girare per Parigi sin dalla primavera del 1945 che dichiaravano senza alcun velo la ferocia del nazismo. Pur avendo distrutto le prove dei crimini commessi, gli alleati si impossessarono di moltissime carte. Basti pensare che a Norimberga l&#8217;accusa aveva a disposizione tonnellate di materiale che i cineoperatori nazisti avevano realizzato con orgoglio e soddisfazione. Operazioni condotte contro Ebrei e civili \u2013consultabili nel sito <em>The Holocaust History Project \u2013<\/em> che provano l\u2019umiliazione, la deportazione, lo sterminio e la prigionia nei campi di concentramento. Le immagini del Rapporto Stroop si sommavano a quelle di Hiroshima apparse sui giornali ed \u00e8 qui che l\u2019artista decide di non chiedere alcuna redenzione o epurazione politica. Per nessuno. Decide di elaborare invece una testimonianza verace di intolleranza e indignazione.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Nel catalogo della mostra <em>Mirobolus, Macadam et Cie<\/em>&nbsp;a&nbsp;<em>Mat\u00e9riologies<\/em>, Dubuffet stesso scrive la sua presentazione parlando in primis di abilit\u00e0. Sottolinea di non avere avuto bisogno di alcun talento per realizzare quelle opere elaborate con il dito e con il cucchiaio. Nessuno studio, n\u00e9 alcun dono congenito. Perch\u00e9 \u201cle abilit\u00e0 \u2013 dice &#8211; condannano le abilit\u00e0 all\u2019inefficacia\u201d.&nbsp; A proposito dell\u2019attrazione \u201cper le cose sporche\u201d \u2013 critica mossagli da pi\u00f9 parti \u2013 l\u2019artista risponde che il bisogno di addobbarsi con la pelliccia e non con le budella di una volpe gli suscitano il bisogno di ricordare agli uomini che esistono cose belle anche in ci\u00f2 che non \u00e8 caro all\u2019uomo. Anzi: \u201ccos\u00ec abituata alle correnti e sugli abbagli nell\u2019acqua viva, quanto emozionante sarebbe l\u2019opera d\u2019una trota, se le trote dipingessero\u201d. Questo suo lavorare alla bellezza \u2013 seppure quella non visibile dello scarto \u2013 suon\u00f2 come l\u2019addio alla gioia di vivere. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"376\" height=\"376\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/04-8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-564\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/04-8.jpg 376w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/04-8-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/04-8-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 376px) 100vw, 376px\" \/><figcaption>Portrait d\u2019homme au noeud de cravatte papillon, olio, sabbia, pietre, spago e vetro su tela, 1946<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"500\" height=\"485\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/06-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-565\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/06-2.jpg 500w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/06-2-300x291.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption>Mirobolus blanc, olio, sabbia, pietre, spago e vetro su tela,  1945\u20131946<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Si parl\u00f2 di pittura allucinante. Di pittura malata, spontanea, frutto di uno stato mentale estremo, invece forse si trattava di una pittura semplicemente coraggiosa e civile. Si ammise che \u201cdio o catino avevano la medesima forza\u201d (Francis Ponge) e che quel vocabolario infantile stava a met\u00e0 strada tra il rito e la febbre.  Dubuffet cercava di traghettare una generazione smarrita verso la riabilitazione del fango come unica possibilit\u00e0 di redenzione tra le macerie lasciate dalla guerra. La materia bruta e la monocromia significavano ricominciare da capo. Non si trattava di \u201cbasso materialismo\u201d ma della scoperta di un ordine che resiste. Esattamente come la fame dei sopravvissuti parodiata nelle didascalie delle opere. Quelle nel catalogo di Dubuffet erano piene di metafore culinarie che consigliavano ai critici futuri di insistere sul bisogno freudianamente orale dell\u2019artista e dell\u2019uomo in genere. Un \u201ccaccaista\u201d dicevano i critici pi\u00f9 modesti che non si erano accorti della nascita di una nuova etica e di un nuovo modo di sentire la realt\u00e0 da chiamare \u201cArt brut\u201d. Arte primitiva perch\u00e9 mancano le parole. Arte ricchissima di sollecitazioni sensoriali atta a produrre azioni sia sulla percezione che sui comportamenti individuali. Arte che sorprese e scandalizz\u00f2, perch\u00e9 toccava il nervo scoperto dei benpensanti e accademici. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" width=\"360\" height=\"255\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/07.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-566\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/07.jpg 360w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/07-300x213.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/><figcaption>Dubuffet, Mirobolus, Macadam &amp; Cie. Litografia, 1946<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nNello\nscenario di un dopoguerra dominato da violenza e bestialit\u00e0 Dubuffet sceglie l\u2019autenticit\u00e0\ndella materia. Nessun processo intellettuale, ma proiezioni liberatorie per una\ncreativit\u00e0 disinibita, priva di condizionamenti ideologici. Lo scopo in realt\u00e0,\nci sembra uno solo: indignarsi con le immagini significa accorgersi che \u00e8\nattraverso di esse che noi oggi conosciamo, comunichiamo e difendiamo le nostre\nlibert\u00e0 essenziali oppure, irrimediabilmente le perdiamo.\n\n\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Matilde Puleo Prendere posizione vuol dire pretendere che la storia non si ripeta e guardare al futuro. 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