{"id":2099,"date":"2026-03-02T08:50:28","date_gmt":"2026-03-02T07:50:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=2099"},"modified":"2026-03-02T08:50:28","modified_gmt":"2026-03-02T07:50:28","slug":"larte-razziata-dai-nazisti-gli-ultimi-prigionieri-di-guerra","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/larte-razziata-dai-nazisti-gli-ultimi-prigionieri-di-guerra\/","title":{"rendered":"L\u2019arte razziata dai nazisti. Gli ultimi prigionieri di guerra"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>di Federica Cavalleri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:25% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" width=\"536\" height=\"879\" src=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/isman.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2100 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/isman.jpg 536w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/isman-183x300.jpg 183w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-medium-font-size\">Fabio Isman, <em>L\u2019arte razziata dai nazisti. Gli ultimi prigionieri di guerra<\/em>, Il Mulino 2025<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Giornalista e scrittore, Fabio Isman si \u00e8 sempre immerso nelle dinamiche della storia presente, con occhio vigile e penna affilata. Se \u00e8 vero che la penna \u00e8 pi\u00f9 potente della spada, uomini come Isman ne sono la dimostrazione. Nei suoi articoli e nei libri da lui scritti si coglie un messaggio: conoscere la storia, soprattutto in tutti i suoi vicoli ciechi e coni d\u2019ombra, \u00e8 un diritto e un dovere. Oltre ad un\u2019esperienza quarantennale come giornalista de <em>Il Messaggero<\/em>, Isman si \u00e8 dedicato soprattutto alla ricerca nell\u2019ambito dell\u2019arte e della tutela, portando alla luce storie talmente avvincenti da ricordare le trame dei film di avventura e spionaggio. In questo senso, tra i suoi titoli ricordiamo <em>I predatori dell&#8217;arte perduta: il saccheggio dell&#8217;archeologia in Italia<\/em> (Skira, 2009), <em>L&#8217;Italia dell&#8217;arte venduta: collezioni disperse, capolavori fuggiti<\/em> (Il Mulino, 2017), <em>Quando l&#8217;arte va a ruba: furti e saccheggi, nel mondo e nei secoli<\/em> (Giunti, 2021). Il pi\u00f9 recente e oggetto di questo articolo \u00e8 <em>L\u2019arte razziata dai nazisti. Gli ultimi prigionieri di guerra <\/em>(Il Mulino, 2025) che, come i suoi predecessori, si inserisce in quella che il lettore pu\u00f2 immaginare come una collana. I libri sono, ovviamente, separati a livello pratico seppur non concettuale, ma le ricerche di Isman sui vari contesti in cui, durante la storia recente, l\u2019arte \u00e8 diventata bottino di guerra, permettono di gettare almeno un po\u2019 di luce su un argomento alquanto trascurato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema centrale di questo libro \u00e8 proprio il trafugamento delle opere d\u2019arte perpetrato dalle truppe naziste durante la seconda guerra mondiale. Molte di queste non sono mai state ritrovate, mentre altre sono state restituite ai discendenti dei proprietari in anni pi\u00f9 recenti. \u201cIl museo delle assenze\u201d<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>, lo definisce Isman, e con questa immagine eloquente d\u00e0 il via ad una ricerca approfondita sulle dinamiche di potere in cui \u00e8 stata assorbita l\u2019arte nel contesto bellico e sulle opere d\u2019arte sequestrate, rubate e acquistate attraverso metodi coercitivi. Alcune ricerche stimano che il numero di opere tuttora mancanti all\u2019appello si aggiri attorno ai centomila esemplari<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Considerata la natura e la portata della guerra (siamo nell\u2019ordine delle centinaia di milioni di opere, reperti, gioielli e libri trafugati nell\u2019arco dei sei anni che sono intercorsi tra il 1939 e il 1945, senza considerare le razzie effettuate di poco precedentemente a queste date<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>), \u00e8 impossibile saperlo con certezza. Le principali vittime di questi crimini sono state, ovviamente, le famiglie ebraiche, costrette a vendere tutto ci\u00f2 che avevano in proprio possesso in cambio dell\u2019autorizzazione a lasciare la Germania, l\u2019Austria e gli altri Paesi occupati, o derubati in seguito alla loro deportazione nei campi di concentramento e sterminio. Le ricerche che \u00e8 stato possibile condurre sul tema affermano che, del totale, circa seicentomila opere appartenessero a ebrei<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019arte \u00e8 stata sempre tra le principali vittime di guerra sin dai tempi antichi, il fenomeno si \u00e8 protratto e rafforzato anche nel mondo contemporaneo. Prima della seconda guerra mondiale e del nazismo, il caso pi\u00f9 eclatante fu quello di Napoleone. Isman mette in luce le somiglianze e le differenze tra le manie di grandezza e possesso di quest\u2019ultimo e di uomini come Hitler e G\u00f6ring. Le spoliazioni napoleoniche erano figlie del pi\u00f9 ampio pensiero illuministico, ormai ben radicato in tutta la Francia e avviato verso un\u2019estensione capillare nel resto dell\u2019Europa. Il programma alla base dei sequestri perpetrati in quel periodo puntava a rendere Parigi una nuova Atene, un centro di cultura, libert\u00e0 ed arte di cui la Francia era la massima espressione. Per quanto in entrambi i casi vi fosse piena consapevolezza del vero potere dell\u2019arte, i sequestri nazisti, dall\u2019altro lato, si basavano solo sulla cupidigia. Per Hitler, l\u2019arte era uno strumento di potere attraverso il quale raggiungere gli obiettivi pi\u00f9 vari: creare un nuovo mito teutonico, basato sulla grande storia delle civilt\u00e0 occidentali che l\u2019avevano preceduto e mirato a celebrare la gloria della Germania; autocelebrarsi facendo erigere un museo a suo nome in cui far confluire le opere d\u2019arte pi\u00f9 importanti d\u2019Europa; deridere e distruggere l\u2019arte considerata \u201cdegenerata\u201d, ovvero lontana dai crismi classici; annientare la storia e la memoria degli ebrei. Per G\u00f6ring, l\u2019arte non era altro che una spoglia di guerra di cui fregiarsi e da possedere. Isman sottolinea la sostanziale differenza dei pensieri alla base dei tre uomini, uniti nel riconoscere il potere dell\u2019arte, ma divisi nei motivi scatenanti: dove Napoleone mirava a qualcosa di, seppur in parte autocelebrativo, pi\u00f9 grande e illuminato, Hitler e G\u00f6ring puntavano all\u2019annientamento e al controllo. Tutto doveva essere Germania o sotto la Germania. Il libro di Isman punta i riflettori su come tutta questa distruzione e, in maniera inversamente proporzionale, questo progetto di immensa rinascita tedesca, abbia rappresentato uno dei momenti di maggiore piccolezza e meschinit\u00e0 della storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i casi analizzati da Isman in questo libro, una delle storie pi\u00f9 entusiasmanti \u00e8 quella del <em>Ritratto di Adele <\/em>di Klimt (fig.1). <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"960\" height=\"961\" src=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Gustav_Klimt_046.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2101\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Gustav_Klimt_046.jpg 960w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Gustav_Klimt_046-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Gustav_Klimt_046-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Gustav_Klimt_046-768x769.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><figcaption>Figura 1 \u2013 <em>Ritratto di Adele Bloch-Bauer I<\/em> di Gustav Klimt (Wikimedia, pubblico dominio)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Tale ritratto \u00e8 stato realizzato in due diverse versioni, ed ha come soggetto la giovane Adele Bloch-Bauer, figlia del ricco imprenditore viennese Moritz. In seguito alla morte di Adele, il marito lasci\u00f2 l\u2019Austria per la Svizzera poco prima della Notte dei Cristalli del 1938, abbandonando, cos\u00ec, i quadri sulle pareti di Palais Mayr. Entrambe le opere furono razziate dai nazisti nel 1941 e portate al Belvedere. In seguito alla caduta del <em>Reich<\/em> e di Hitler, i discendenti di Adele Bloch-Bauer avviarono una lunga disputa con l\u2019Austria e reclamarono le opere. Oltre all\u2019opposizione del Comitato austriaco per le restituzioni, uno degli ostacoli maggiori era il fatto che la legge prevedeva un deposito proporzionale al valore dell\u2019opera per riscattarla. Si trattava di milioni di dollari. I discendenti dovettero attendere almeno il 1999 perch\u00e9 gli austriaci decidessero di rivedere le proprie politiche in fatto di restituzione, e fu proprio in quell\u2019anno che Maria Altmann, tra gli eredi, decise di avviare il processo. Quest\u2019ultimo avvenne negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2004. Il ricorso poggiava su due cavilli: in primis, era dimostrabile che Ferdinand Boch, marito di Adele, non avesse mai donato i quadri al museo di Vienna e che, come tale, le opere dovessero essere state portate in quella sede con la forza; secondariamente, ne venivano vendute riproduzioni in tutto il paese, lucrando sull\u2019immagine evocativa di Adele Bloch-Bauer. Tutti i quadri vennero restituiti nel 2006 ai discendenti dei proprietari originali. Si tratta della restituzione pi\u00f9 clamorosa della storia, specie se si considera che, in seguito, uno dei due ritratti venne comprato da Ronald Lauder, figlio di Est\u00e9e, l\u2019ebreo pi\u00f9 noto al mondo e presidente del Congresso mondiale ebraico. Isman conclude la sua ricerca con un\u2019analisi delle opere che mancano tuttora all\u2019appello. Il <em>Giovane Uomo <\/em>di Raffaello (fig.2) ci guarda da tempi lontani dalle pagine del libro. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"824\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Raphael_missing-824x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2102\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Raphael_missing-824x1024.jpg 824w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Raphael_missing-241x300.jpg 241w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Raphael_missing-768x955.jpg 768w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Raphael_missing-772x960.jpg 772w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Raphael_missing.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 824px) 100vw, 824px\" \/><figcaption>Figura 2 &#8211; <em>Giovane Uomo<\/em> di Raffaello Sanzio (Wikimedia, dominio pubblico)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Su carta e attraverso uno schermo, infatti, \u00e8 l\u2019unico modo in cui possiamo interagire con queste figure misteriose, sottratte per sempre alla vista di tutti. All\u2019epoca del furto, il quadro di Raffaello si trovava a Cracovia, in Polonia, nel Museo Czartoryski. Si tratta della pi\u00f9 importante opera sparita per mano nazista. Non appena l\u2019operazione d\u2019invasione della Polonia fu avviata, l\u2019erede polacca nascose il pi\u00f9 possibile delle collezioni della famiglia. Tuttavia, le casse murate e le opere nascoste nelle cantine vennero ritrovate da Posse, agente personale di Hitler, incaricato di riportare in Germania le massime testimonianze artistiche della civilt\u00e0 europea. Dopo il suo trasferimento a Berlino nel 1940, il <em>Giovane Uomo <\/em>di Raffaello sparisce per non comparire mai pi\u00f9. Come lui, altre 843 opere mancano all\u2019appello del Museo Czartoryski e, allo stesso modo, centinaia di migliaia di capolavori dell\u2019arte europea. La chiusura del libro mette l\u2019accento, quindi, su tale mancanza, chiudendo il cerchio aperto sin dalle prime pagine: la tragedia della seconda guerra mondiale va ricordata non solo per la crudelt\u00e0 degli eventi e per i milioni di morti in guerra o in campo di concentramento, ma anche per ci\u00f2 che di umano abbiamo perso proprio a causa della scomparsa di queste opere. Testimonianze di epoche diverse, create da sensibilit\u00e0 e identit\u00e0 diverse, con pensieri diversi. In seguito alla guerra, i governi hanno collaborato a livello internazionale al fine di creare delle misure di tutela riconosciute globalmente. Potendo trarre un insegnamento dagli eventi appena trascorsi, una maggior cura nei confronti del patrimonio culturale umano \u00e8 stata sicuramente uno dei primi a venire a mente. Nel suo libro, Isman riporta la Convenzione Unesco del 1970, pensata per impedire il traffico illegale di opere d\u2019arte e oggetti di rilevanza storica e culturale, e la Convenzione UNIDROIT del 1995, orientata verso le procedure di restituzione di opere sottratte illecitamente dai paesi d\u2019origine, specie se coinvolti in contesti di conflitto. Tali convenzioni sono tuttora fondamentali, in quanto l\u2019arte rimane, ad oggi, una delle grandi vittime delle catastrofi umanitarie e naturali. Ma nessuna delle due \u00e8 retroattiva, e quindi non pu\u00f2 riguardare le sottrazioni dei nazisti. Per queste, si deve ricorrere agli 11 principi statuiti da 49 Paesi a Washington nel 1998, di cui diremo. Guerre, disastri ambientali, conflitti civili, crisi umanitarie: il mondo di oggi \u00e8 il continuo cambiamento e caratterizzato da tensioni ed ebollizioni che mettono a rischio non solo le vite umane ma anche il nostro lascito intellettuale. Per concludere, ritengo interessante riprendere un concetto espresso da Isman in <em>L\u2019arte razziata dai nazisti<\/em>: nel 1998 si \u00e8 tenuta una conferenza a Washington durante la quale \u00e8 stata elaborata una lista di norme etiche per quanto riguarda la restituzione delle opere d\u2019arte trafugate in periodo nazista e le dinamiche correlate. Occorre specificare che si tratta di regole etiche e non giuridiche. Non sono leggi, non vincolano gli individui ad agire in un certo modo, ma fanno pressione sulla bussola morale delle persone. Ci\u00f2 che \u00e8 giusto in quanto tale non sempre coincide con ci\u00f2 che \u00e8 giusto perch\u00e9 la legge lo stabilisce. Sono passati anni prima che venissero anche solo abbozzate delle leggi per la tutela delle opere d\u2019arte o per la restituzione di capolavori trafugati. Si sono verificate altre guerre durante le quali individui diversi si sono arricchiti sfruttando situazioni di crisi, saccheggiando paesi in conflitto. Basti pensare, per esempio, al trafugamento di reperti religiosi, archeologici e artistici perpetrato da Latchford in Cambogia: \u00e8 stato ritenuto colpevole solo all\u2019inizio del 2000, poco prima di morire, ed \u00e8 stata autorizzata la restituzione di tali beni solo nel luglio del 2025. Come lui, tanti altri uomini hanno razziato paesi in crisi, e tanti altri ancora lo faranno. Questa breve lista di undici regole, quindi, ci ricorda che bisogna pensare sempre a fare ci\u00f2 che \u00e8 giusto, senza esclusione. Se cos\u00ec fosse stato ottant\u2019anni fa, forse, molte opere che abbiamo perso per sempre sarebbero ancora esposte nei nostri musei. \u00c8 nostro diritto e dovere fare il possibile per tutelare il nostro patrimonio e agevolare quello di coloro che non hanno le risorse per farlo, collaborando in favore di ci\u00f2 che ci distingue in quanto esseri umani.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> F. Isman. <em>L\u2019arte razziata dai nazisti. Gli ultimi prigionieri di guerra<\/em>. Il Mulino, 2025, p. 11<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 12<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> <em>Ivi, <\/em>p.69<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Federica Cavalleri Fabio Isman, L\u2019arte razziata dai nazisti. Gli ultimi prigionieri di guerra, Il Mulino 2025 Giornalista e scrittore, Fabio Isman si \u00e8 sempre immerso nelle dinamiche della storia presente, con occhio vigile e penna affilata. Se \u00e8 vero che la penna \u00e8 pi\u00f9 potente della spada, uomini come Isman ne sono la dimostrazione. [&hellip;]<\/p>\n<a href=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/larte-razziata-dai-nazisti-gli-ultimi-prigionieri-di-guerra\/\" class=\"more-link\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">L\u2019arte razziata dai nazisti. 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