{"id":1757,"date":"2023-10-27T09:25:55","date_gmt":"2023-10-27T07:25:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=1757"},"modified":"2023-10-27T09:25:55","modified_gmt":"2023-10-27T07:25:55","slug":"immagine-e-culto-una-storia-dellimmagine-prima-delleta-dellarte","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/immagine-e-culto-una-storia-dellimmagine-prima-delleta-dellarte\/","title":{"rendered":"Immagine e culto, Una storia dell\u2019immagine prima dell\u2019et\u00e0 dell\u2019arte"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"has-text-align-center\">di Antonio Soldi<\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:33% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" width=\"609\" height=\"885\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/belting.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1758 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/belting.jpg 609w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/belting-206x300.jpg 206w\" sizes=\"(max-width: 609px) 100vw, 609px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-medium-font-size\">Hans Belting, <em>Immagine e culto, Una storia dell\u2019immagine prima dell\u2019et\u00e0 dell\u2019arte<\/em>. Nuova edizione e traduzione italiana a cura di Luca Vargiu, Carocci, Roma, 2022<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Molte opere figurative che noi consideriamo come oggetti d\u2019arte non nacquero come tali e, anche per questo motivo, ricostruire la loro complessit\u00e0 pu\u00f2 essere un\u2019operazione estremamente difficile. Spinto da un simile intendimento, Hans Belting, di cui ricordiamo la scomparsa nel giorno del 10 gennaio 2023, lavor\u00f2 al suo <em>Bild und Kult: Eine Geschichte des Bildes vor dem Zeitalter der Kunst<\/em> il quale, da quando apparve nel 1990, segn\u00f2 una svolta decisiva negli studi sulla storia delle immagini. Il libro presentava un\u2019accurata indagine intorno al misterioso rapporto tra immagine e opera d\u2019arte fra Tarda Antichit\u00e0 e Rinascimento, spaziando dalla Roma paleocristiana alla Germania del XVI secolo. Nel novembre 2022, sotto la curatela di Luca Vargiu, il volume \u00e8 stato riproposto da Carocci Editore con il titolo Immagini e culto. Una storia dell\u2019immagine prima dell\u2019et\u00e0 dell\u2019arte, disponibile in una nuova traduzione, perfezionato nella raccolta delle fonti citate \u2013 dove, quando possibile, si sono indicati testi in traduzione italiana \u2013 e arricchito da un ampio corredo iconografico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Il libro presenta una ricognizione di natura storiografica sull\u2019immagine prima \u00abdell\u2019era dell\u2019arte\u00bb, secondo la formula \u2013 solo apparentemente bizzarra \u2013 dell\u2019autore<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Belting, infatti, concepisce la nozione di opera d\u2019arte in senso contemporaneamente storico e funzionalistico, valutando questa categoria concettuale come una creazione dell\u2019et\u00e0 moderna che porta con s\u00e9 il limite di essere eccessivamente dipendente da una riflessione di tipo formale. Nell\u2019ordine di questa considerazione, lo studioso tedesco ha promosso una forma di indagine pensata appositamente, una <em>Bildgeschichte<\/em> (\u201cstoria dell\u2019immagine\u201d) che superi gli strumenti metodologici della storia dell\u2019arte tradizionale. Riflettere sull\u2019 immagine del mondo antico senza possedere gli strumenti di analisi appropriati \u2013 non tenendo, cio\u00e8, conto delle trasformazioni socioculturali che caratterizzano il nostro modo di rapportarci a essa rispetto a quello di un\u2019epoca cos\u00ec remota \u2013 pu\u00f2 infatti dimostrarsi un approccio insufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Non causalmente lo studio dell\u2019arte medievale ha subito negli ultimi quarant\u2019anni profonde trasformazioni, ibridandosi con correnti metodologiche di diversa natura. Teologi, semiologi, antropologi e storici si sono impegnati nel tentativo di studiare queste antiche espressioni artistiche, contestualizzando e ricostruendo il loro carattere plurivoco. Uno studio di natura contestuale si \u00e8 quindi imposto con sempre pi\u00f9 evidenza, facendo sentire la sua urgenza soprattutto in un campo, quello dell\u2019arte medievale, dove l\u2019espressione artistica suggerisce un peso culturale di gran lunga superiore agli strumenti del giudizio esteticamente orientato relativo al concetto di opera d\u2019arte. Jean Claude Smith ha tratteggiato con grande efficacia le ragioni di questo movimento tellurico degli studi storico artistici: dopo decenni in cui la disciplina ha dimostrato una predilezione per la <em>Stilfrage<\/em> \u2013 per il ragionamento intorno allo stile delle opere \u2013 molti studiosi si sono pi\u00f9 o meno consapevolmente chiusi in un campo di comprensione limitato e, privilegiando un ragionamento esclusivamente formale, sono incorsi nell\u2019inevitabile effetto collaterale di una mancata ricostruzione di un fondamentale tessuto connettivo . Belting invece, provenendo da un contesto storico artistico di natura convenzionale, comprese il pericolo di gestire con gli strumenti critici tradizionali opere figurative provenienti da un contesto in cui esse non erano ascrivibili alla categoria di oggetto artistico. La sua ricerca parte dall\u2019intuizione fondamentale per cui, quando l\u2019era delle immagini giunge al tramonto, l\u2019era dell\u2019arte sorge, trasformando tanto il processo creativo quanto la nostra capacit\u00e0 valutativa. Per lo studioso tedesco, infatti, l\u2019arte \u00ab[\u2026] presuppone la crisi dell\u2019immagine antica e la sua nuova valorizzazione nel Rinascimento come opera d\u2019arte, legata a una rappresentazione dell\u2019artista nella sua autonomia e a una discussione sul carattere artistico della sua invenzione. Contestualmente alla distruzione delle immagini di vecchio tipo da parte degli iconoclasti, si ha la nascita di immagini di nuovo tipo, destinate al collezionismo: \u00e8 da quel momento che si pu\u00f2 parlare di un\u2019era dell\u2019arte, che dura tutt\u2019oggi. A precederla fu l\u2019era dell\u2019immagine [\u2026]\u00bb<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Quando, cio\u00e8, nel Rinascimento si configura il concetto di opera d\u2019arte come ancora noi lo intendiamo, un definitivo cambiamento di paradigma ci induce a maggior prudenza nel rapportarci con le immagini del mondo antico. L\u2019autore, nella prefazione all\u2019edizione statunitense del libro \u2013 riproposta nel volume qua presentato \u2013 avvisa il lettore circa le sue intenzioni \u00abQuesto libro non intende seguire i consueti percorsi della storia dell\u2019arte, bens\u00ec soffermarsi sulla storia dell\u2019immagine. [\u2026] Innanzitutto, che cos\u2019\u00e8 un\u2019immagine? Il termine ha altrettanti e anche meno significati di \u201carte\u201d. Perci\u00f2 vorrei chiarire che, nella cornice di questo libro, l\u2019immagine che prender\u00f2 in considerazione \u00e8 quella che raffigura una persona: ci\u00f2 significa che, fra diverse possibilit\u00e0, ne ho scelta una\u00bb<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a>. Si tratta, come precisa Belting di immagini che, alle latitudini cronologiche esplorate dal suo studio, erano principalmente afferenti all\u2019ambito religioso, anche se \u2013 secondo una dinamica che oggi fatichiamo a mettere a fuoco \u2013 assecondavano scopi di natura sociale, politica ed economica. Se dunque per immagine Belting ne intende principalmente una \u2013 l\u2019immagine sacra \u2013 per culto egli vuole invece riassumere i vari comportamenti dell\u2019uomo davanti a queste figurazioni. La superstizione, la speranza, la devozione e la paura, sono infatti aspetti determinanti del rapporto tra uomo e immagine prima ancora che di quello tra uomo e opera d\u2019arte.&nbsp; Non a caso la ricognizione della storia dell\u2019immagine di Cristo, icona archetipica e assoluta, e di quella dell\u2019immagine mariana, rappresentano i pilastri su cui poggia gran parte dell\u2019apparato teoretico di Immagini e Culto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">La ripubblicazione del libro, con i suoi aggiornamenti e ampliamenti iconografici, rende facilmente disponibile un testo basilare per lo studio di alcune dinamiche proprie dell\u2019immagine. L\u2019atteggiamento dello spettatore davanti alle raffigurazioni sacre, l\u2019approfondimento della genesi delle prime icone, la relazione tra le effigie dell\u2019imperatore e il culto cristiano dell\u2019immagine, o il rapporto tra il ritratto funerario romano e il ritratto dei santi, sono alcuni degli argomenti esposti da Belting con grande chiarezza e semplicit\u00e0. Lo studioso, inoltre, non ha mancato di occuparsi della fondamentale questione del comportamento della Chiesa davanti alle immagini sacre e delle grandi problematiche iconoclaste, avendo cura di suggerire come l\u2019artista abbia avuto sempre un vantaggio rispetto al teologo nella capacit\u00e0 di trasmettere l\u2019idea del sacro. Oltre a questo, e a molto altro ancora, il volume rappresenta l\u2019occasione per riportare l\u2019attenzione sulla sensatezza o meno di una scissione tra due modelli gnoseologici solo apparentemente distanti. Considerando come ancora oggi ci si accorga dell\u2019esistenza di una divisione netta tra una storia dell\u2019arte delle forme e una storia dell\u2019arte del contesto non resta, dunque, che auspicare un ricongiungimento di queste due forme di studio, consapevoli che un\u2019opera d\u2019arte \u00e8 prima di tutto un\u2019immagine e, in quanto tale, investita di significati che motivano \u2013 e, contestualmente, oltrepassano \u2013 il suo dato formale.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Il riferimento a un\u2019era dell\u2019arte \u00e8 tratto dal sottotitolo deciso dall\u2019autore all\u2019edizione statunitense del 1994 (<em>Likeness and presence. A history of the image before the era of art<\/em>, University of Chicago Press, Chicago 1994).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> H. Belting, <em>Immagini e culto. Una storia dell\u2019immagine prima dell\u2019et\u00e0 dell\u2019arte<\/em>. <em>Nuova edizione e traduzione italiana a cura di Luca Vargiu<\/em>, Roma, Carocci Editore, 2022, p. 39.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> <em>Ivi<\/em>, p. 33.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Antonio Soldi Hans Belting, Immagine e culto, Una storia dell\u2019immagine prima dell\u2019et\u00e0 dell\u2019arte. Nuova edizione e traduzione italiana a cura di Luca Vargiu, Carocci, Roma, 2022 Molte opere figurative che noi consideriamo come oggetti d\u2019arte non nacquero come tali e, anche per questo motivo, ricostruire la loro complessit\u00e0 pu\u00f2 essere un\u2019operazione estremamente difficile. 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