{"id":1747,"date":"2023-10-23T12:14:27","date_gmt":"2023-10-23T10:14:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=1747"},"modified":"2023-10-23T12:14:27","modified_gmt":"2023-10-23T10:14:27","slug":"il-vasaio-e-lortolano-giovanni-pascoli-i-suoi-illustratori-le-arti-figurative","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/il-vasaio-e-lortolano-giovanni-pascoli-i-suoi-illustratori-le-arti-figurative\/","title":{"rendered":"Il vasaio e l\u2019ortolano. Giovanni Pascoli, i suoi illustratori, le arti figurative"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"has-text-align-center\">di Giovanni Occhini<\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:32% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" width=\"377\" height=\"556\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/pesce.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1743 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/pesce.jpg 377w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/pesce-203x300.jpg 203w\" sizes=\"(max-width: 377px) 100vw, 377px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-medium-font-size\">Veronica Pesce, <em>Il vasaio e l\u2019ortolano. Giovanni Pascoli, i suoi illustratori, le arti figurative<\/em>, Edizioni dell\u2019Orso, Alessandria, 2021<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Il volontario esilio barghigiano di Giovanni Pascoli del 1895, realizzato in concomitanza del traumatico distacco dalla sorella Ida andata sposa, se da una parte rese pi\u00f9 ardui i rapporti diretti con i contemporanei, dall\u2019altra permise alla sua corrispondenza di godere in questo torno d\u2019anni di un\u2019inedita fioritura. Tra i corrispondenti spiccano per notoriet\u00e0 i nomi di molti insigni artisti del tempo, coinvolti da Pascoli nel complesso progetto di illustrazione grafica della propria opera. Da questo enorme <em>corpus <\/em>di lettere Veronica Pesce ha pensato bene di prendere le mosse per esaminare, ma ancor pi\u00f9 indagare da vari punti di vista, l\u2019origine e i caratteri della peculiare cifra visiva che traspare da moltissimi versi pascoliani. Pascoli fu poeta \u201cpittore\u201d per eccellenza, basti pensare ad alcuni \u201ccapolavori impressionistici\u201d myricei, ma anche allo spiegato panorama di strutture pi\u00f9 ampie, dalla bucolica <em>Sementa <\/em>dei <em>Primi Poemetti<\/em> fino all\u2019impasto pittorico dolorosamente preraffaellita dei <em>Poemi conviviali<\/em>. Per esemplificare una simile attitudine figurativa e la sostanziale complementariet\u00e0 di arte visiva e letteraria nella poetica pascoliana, la studiosa sfrutta un\u2019immagine del tardo poemetto filosofico-agreste <em>I due vicini<\/em>, incluso postumo nelle <em>Poesie varie <\/em>e risalente al 1907. Qui l\u2019ortolano-poeta e il vasaio-artista, i vicini del titolo, vivono in perfetta concordia, conducendo entrambi un lavoro umile, manuale, sostanzialmente \u201cartigianale\u201d e apparentato dall\u2019utilizzo dei medesimi strumenti del mestiere, acqua e terra nella finzione poetica. Da questa suggestiva, fraterna allegoria comincia il libro di Veronica Pesce, quasi un manuale sul tema articolato in due parti. La prima parte, informata di notevole acribia e scrupolo documentario, \u00e8 dedicata alla fitta trama di vivi confronti dialettici fra scrittore e illustratori (che a tratti assumono l\u2019andamento di piccoli romanzi epistolari). Appoggiandosi al pregresso, puntuale ma disperso lavoro di Paola Paccagnini, Pesce porta alla luce documenti inediti e poco divulgati e riesce a conferire una dimensione unitaria, a trovare un <em>fil rouge<\/em> all\u2019interno dei variegati e spesso conflittuali sodalizi artistici vissuti dal romagnolo alla ricerca della perfetta resa figurativa delle proprie raccolte. A questo proposito \u00e8 da lodare l\u2019incredibile dovizia di informazioni d\u2019archivio che l\u2019autrice \u00e8 riuscita non solo a rendere direttamente reperibile e consultabile, ma ad inserire in un quadro coerente e organico di note e rimandi. Parzialmente inedita si scopre la corrispondenza con i bolognesi Vico Vigan\u00f2 e Augusto Majani, e i numerosi carteggi gi\u00e0 pubblicati sono minuziosamente descritti a pi\u00e8 di pagina e messi a frutto nel corpo del testo, a creare un costante colloquio di voci supportato da un apparato iconografico d\u2019eccezione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"449\" height=\"686\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/immagine.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1744\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/immagine.png 449w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/immagine-196x300.png 196w\" sizes=\"(max-width: 449px) 100vw, 449px\" \/><figcaption>Adolfo Tommasi, illustrazione per <em>Romagna<\/em>, in Giovanni Pascoli, <em>Myricae<\/em>, III edizione illustrata dai pittori Antonio Antony (de Witt), Attilio Pratella, Adolfo Tommasi, Livorno, Giusti, 1894, Biblioteca Berio, Genova.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">A nostro avviso il massimo pregio del libro risiede proprio nella sua capacit\u00e0 di consegnarci una sistematica rassegna, quasi un repertorio completo, dei multipli e spesso contemporanei dialoghi tenuti dal poeta con artisti suoi contemporanei. Come il poeta coltivava in maniera sincronica vari registri espressivi (la lirica breve delle <em>Myricae <\/em>e dei <em>Canti di Castelvecchio<\/em>, la terzina dantesca dei <em>Primi Poemetti<\/em>, l\u2019endecasillabo sciolto di molti <em>Conviviali<\/em>), cos\u00ec l\u2019epistolografo si preoccupa costantemente e con passione di fornire veste grafica alle diverse sue \u201ccreature\u201d, sia in rivista che in volume. D\u2019altronde Pesce sottolinea come nel gusto pascoliano sia registrabile una costante evoluzione da un sostanziale accordo con la poetica postmacchiaiola e naturalistica dei primi collaboratori come Tommasi e De Witt fino a un parziale spostamento su posizioni pi\u00f9 marcatamente estetiste-liberty a cavallo dei due secoli. Il giovane De Witt, a quell\u2019altezza ancora legato a un gusto realistico strettamente debitore dei Tommasi e inizialmente coinvolto nel progetto grafico dell\u2019edizione <em>omnia<\/em> delle poesie, viene messo da parte in favore del pi\u00f9 celebre Adolfo De Carolis. Pesce inferisce giustamente che il gusto pascoliano possa essere stato in questi anni influenzato dal contatto prima con il romano \u201cIl Convito\u201d diretto dall\u2019amico Adolfo De Bosis, e poi dalla raffinatezza dannunziana dei \u201cnobili spiriti\u201d fiorentini, come egli stesso chiama in una lettera ad Angiolo Orvieto i collaboratori del \u201cMarzocco\u201d. Il nuovo indirizzo \u00e8 ben esemplificato dall\u2019ammirazione nutrita dal poeta per De Carolis, alfiere di uno stile floreale prediletto nei salotti del capoluogo toscano. Sono gli anni dei <em>Poemi conviviali<\/em>, la cui stilizzazione pseudo liberty ha certo influito sulla richiesta all\u2019incisore marchigiano di eseguire solo decorazioni e non illustrazioni per i frontespizi dell\u2019<em>opera omnia<\/em>. L\u2019apporto di Vittorio Corcos, gi\u00e0 sostanziatosi in uno schizzo preparatorio di <em>Mendico<\/em> ora nell\u2019Archivio Pascoli di Barga, viene lasciato cadere con il pretesto di difficolt\u00e0 tecniche di stampa, in realt\u00e0 in virt\u00f9 di un disallineamento fra le sensibilit\u00e0 dei due collaboratori. In una dinamica di rapporti che sembra quindi segnata da un sostanziale vantaggio del poeta sull\u2019artista si inserisce lo strettissimo e quasi paritario legame che a lungo un\u00ec Pascoli a Plinio Nomellini, raffinatissimo illustratore degli incompiuti <em>Poemi del Risorgimento<\/em>, oltre che di altre composizioni apparse sulla \u201cRiviera Ligure\u201d di Mario Novaro. I due condividevano un retroterra politico molto simile, dal socialismo anarchico degli anni giovanili fino al lealismo pi\u00f9 o meno monarchico della maturit\u00e0. Nello studio la simpatia del poeta sammaurese per il simbolismo \u201cdi transizione\u201d di un Nomellini nato nell\u2019alveo della \u201cmacchia\u201d mette bene in evidenza il cambiamento di gusto avvenuto nella sensibilit\u00e0 pascoliana. Degno di nota \u00e8 poi il risalto dato alla collaborazione con due grafici \u201cminori\u201d: Vico Vigan\u00f2 e Alfredo Baruffi, che nel primo decennio del secolo si occupano rispettivamente di un\u2019antologia pascoliana illustrata, <em>Albo pascoliano<\/em> (prefata da Leonardo Bistolfi) e dell\u2019apparato iconografico delle enigmatiche, corrusche e incompiute <em>Canzoni di re Enzio<\/em>. Alla rarefatta resa rembrandtiana delle tavole di Vigan\u00f2 risponde l\u2019erudizione antiquaria e carica di dettagli di Baruffi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"560\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/immagine-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1745\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/immagine-1.png 560w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/immagine-1-300x300.png 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/immagine-1-150x150.png 150w\" sizes=\"(max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><figcaption>Vico Vigan\u00f2, illustrazione per <em>La cavalla storna<\/em>, in <em>Albo pascoliano<\/em>, Bologna, Zanichelli, 1911, Biblioteca Sormani, Milano, copyright eredi Vico Vigan\u00f2 Milano.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">La seconda parte del libro trova nella prima sostegno e avallo a un tempo. Il lavoro, dopo esser riuscito a mostrare quanto capillare ed esigente sia stata la presenza delle arti figurative nella traiettoria creativa della musa pascoliana, si concentra ora nel reperire un adeguato riscontro, un\u2019intima giustificazione nei testi di <em>Myricae<\/em>. Un\u2019idea di fondo fa da perno all\u2019intero lavoro della studiosa, ovvero l\u2019evidente pensiero visivo che sottende l\u2019intuizione ma soprattutto la creazione del componimento pascoliano. Il Fanciullino pensa per immagini (e sono immagini molto ben definite come si vedr\u00e0), \u201cimpicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare\u201d il creato e per trasmutarlo in metafore che spesso in Pascoli attengono alla sfera del visibile. Se questo temperamento icastico del genio pascoliano era gi\u00e0 stato evidenziato in passato, meno chiara appariva fino ad oggi la reale e concreta ricaduta che tale teoria aveva avuto sull\u2019officina scrittoria. Pu\u00f2 infatti accadere che a un primo approccio il lettore comune non veda nelle schegge di poesia pura di <em>Myricae <\/em>che rutilanti, accesi frammenti di natura tardo macchiaiola, magari venati di moderna inquietudine dovuta a calibrati innesti simbolisti. Il metodo adottato da Veronica Pesce, consistente in una puntuale analisi stilistico-retorica di alcuni pezzi paradigmatici, al contrario rende palese come tutta l\u2019orchestrazione retorica e fonica della raccolta miri a concretizzare concetti o sentimenti astratti in immagini, visioni percepibili. Il dato cromatico, in virt\u00f9 di una varia e duttile tavolozza tonale, svolge necessariamente un ruolo centrale. Molto interessante a proposito risulta il rilievo concesso al colore bianco e al suo contrasto con il nero in testi emblematici come <em>Effetto di neve<\/em> o <em>La baia tranquilla<\/em>. Ci \u00e8 dato cos\u00ec osservare come l\u2019opposizione di tinte funga spesso da vettore di angosce quasi sempre legate a un principio di agorafobia patita dal poeta. Sul piano strettamente linguistico la figura retorica \u201cvisiva\u201d che \u00e8 maggiormente indagata \u00e8 inevitabilmente la sinestesia, che trova il proprio manifesto ne <em>Il miracolo<\/em>, dove ad ogni strofa un colore \u00e8 associato a una lettera che si ripete in assonanza. Particolare attenzione \u00e8 dedicata al cosiddetto \u201ccostrutto impressionista\u201d, categoria continiana attraverso cui si antepone la notazione cromatica, pittorica al referente vero e proprio, all\u2019analitica descrizione del soggetto, pervenendo cos\u00ec a una \u201criproduzione verbale del dipingere impressionista [&#8230;] per macchie di luce-colore\u201d. Celebri sono il \u201cnero di pece\u201d di <em>Temporale <\/em>e il \u201cturchino biancheggiare\u201d de <em>La baia tranquilla<\/em>. Un Pascoli che dipinge con la parola, dunque, e che sulla scorta di simili soluzioni linguistiche \u00e8 stato via via catalogato, per fare alcuni esempi, come puro impressionista, simbolista, parente stretto di Previati e Segantini (Pesce, attraverso passate ricognizioni di Carlo Sisi, segnala opportunamente le innegabili tangenze in materia di rappresentazione del tema materno). Anche di questa interessante e eterogenea storia critica l\u2019autrice riesce a fornire una precisa panoramica. Emerge cos\u00ec da queste pagine l\u2019immagine di un Pascoli eccezionalmente interessato all\u2019argomento delle arti figurative, al loro attivo e spesso creativo dialogo con il testo poetico, e in cui la propria sensibilit\u00e0 estetica, inquieta e fluida, non manca mai di partecipare di un certo grado di naturalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Questo sotteso gusto naturalistico, pur declinato in chiave simbolista con il prosieguo degli anni, ci fa arrivare a una delle conclusioni pi\u00f9 solide della monografia di Veronica Pesce. L\u2019interesse che muoveva Pascoli sul filo di queste corrispondenze era di carattere squisitamente pratico, ossia di fornire un\u2019adeguata e letterale illustrazione grafica dei suoi versi. Estremamente puntiglioso nelle richieste, corredava sovente le missive di piccoli schemi figurativi che i pittori dovevano seguire alla lettera. Si \u00e8 gi\u00e0 fatto cenno a come l\u2019autrice sottolinei la sostanziale ispirazione icastica e attitudine visiva del fanciullino pascoliano, enunciata in poesie esemplari come <em>Il mago <\/em>e il gi\u00e0 ricordato <em>Il miracolo<\/em> e innalzata a sistema nella celebre prosa de <em>Il Fanciullino<\/em>. Ebbene, proprio la precisione e la compiutezza della visione mentale del poeta pretendeva che una sua illustrazione vi si dovesse adeguare in maniera totale, ancor pi\u00f9 che al testo (che di quella visione era un\u2019imperfetta trasposizione). Di qui l\u2019arduo e contrastato compito dell\u2019illustratore, un compito giudicato dallo stesso scultore Leonardo Bistolfi, amico e collaboratore del poeta, impossibile, visto che la vera poesia \u201creca [gi\u00e0] in s\u00e9 gli elementi di una visione materiale fissa nella sua essenza, ma che non pu\u00f2 e non vuole essere determinata in un aspetto unico immutabile\u201d. Il saggio costituisce dunque un punto fermo e una pietra miliare nella storia degli studi sul rapporto fra Pascoli e le arti figurative, esaurendo il discorso sulle relazioni tra il poeta e i suoi illustratori e gettando le basi per ulteriori ricerche multidisciplinari dedicate all\u2019analisi in chiave visiva delle altre raccolte poetiche pascoliane, cos\u00ec screziate di colori e cangianti di toni. Il lavoro si distingue per la chiarezza della prosa e per la precisione dell\u2019impianto in due parti, a s\u00e9 stanti ma al contempo intimamente complementari. Da ultimo piace ricordare un corredo illustrativo eccezionalmente ricco, \u201cparte integrante di questo lavoro\u201d, come ricorda la stessa studiosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giovanni Occhini Veronica Pesce, Il vasaio e l\u2019ortolano. Giovanni Pascoli, i suoi illustratori, le arti figurative, Edizioni dell\u2019Orso, Alessandria, 2021 Il volontario esilio barghigiano di Giovanni Pascoli del 1895, realizzato in concomitanza del traumatico distacco dalla sorella Ida andata sposa, se da una parte rese pi\u00f9 ardui i rapporti diretti con i contemporanei, dall\u2019altra [&hellip;]<\/p>\n<a href=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/il-vasaio-e-lortolano-giovanni-pascoli-i-suoi-illustratori-le-arti-figurative\/\" class=\"more-link\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">Il vasaio e l\u2019ortolano. 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