{"id":1675,"date":"2023-07-04T14:47:33","date_gmt":"2023-07-04T12:47:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=1675"},"modified":"2023-07-04T14:47:33","modified_gmt":"2023-07-04T12:47:33","slug":"la-coscienza-del-paesaggio-armando-dillon-e-la-tutela-in-liguria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/la-coscienza-del-paesaggio-armando-dillon-e-la-tutela-in-liguria\/","title":{"rendered":"La coscienza del paesaggio. Armando Dillon e la tutela in Liguria"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\"><strong>di Raffaella Fontanarossa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:31% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" width=\"536\" height=\"812\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/canziani-dillon.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1676 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/canziani-dillon.jpg 536w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/canziani-dillon-198x300.jpg 198w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-medium-font-size\">Andrea Canziani, <em>La coscienza del paesaggio. Armando Dillon e la tutela in Liguria<\/em>, Mimesis, Milano, 2020, pp. 119, euro 10<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">C\u2019era un paese in cui poco prima che Antonio Cederna intraprendesse le sue denunce delle distruzioni di quello che oggi chiamiamo patrimonio paesaggistico e che ben prima che organi istituzionali come la Commissione Franceschini o circoli, come Italia Nostra e successivamente il FAI, ne alimentassero il dibattito, aveva gi\u00e0 i suoi padri nobili in materia di tutela.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">In questo paese un prima e un dopo \u00e8 naturalmente segnato da alcuni provvedimenti legislativi che nell\u2019Italia postunitaria si assestano attorno ad alcune figure cruciali. Per restare al secolo scorso, a partire dal 1910, gli interventi di Giovanni Rosadi, Corrado Ricci, poi, negli anni Venti, di Benedetto Croce e, nel decennio successivo, tra gli altri, quelli di Achille Bertini Calossi e di Gustavo Giovannoni che confluiranno nella legge sulla protezione delle bellezze naturali, emanata come noto pochi mesi prima dell\u2019attacco che condusse verso il secondo conflitto mondiale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">In questo paese, come in altri, l\u2019entrata in guerra costrinse a catalizzare ogni energia per la messa in sicurezza del patrimonio culturale, ma l\u2019immediato dopoguerra, l\u2019Italia, forte dell\u2019articolo 9 della Costituzione, \u00e8 teatro di battaglie, fin qui per lo pi\u00f9 poco note, perch\u00e9 nuovamente oscurate dalla ricca narrazione della stagione successiva, quella inaugurata da La speculazione edilizia di Italo Calvino nel 1957. Nello stesso anno esce anche la trascrizione del Viaggio in Italia in cui anche Guido Piovene si sofferma, fra l\u2019altro, lungo le \u201cdue Ligurie\u201d: il ponente, gi\u00e0 allora simboleggiato dall\u2019esasperazione del turismo sanremese, e il levante, dove alle Cinque Terre poche \u201ccase solitarie a met\u00e0 pendio che non servono d\u2019abitazione ma soltanto a pigiare l\u2019uva\u201d e da dove, soprattutto chi ha potuto, \u00e8 andato via, in citt\u00e0, e in cerca di lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">In quest\u2019epoca in cui le Cinque Terre non erano ancora le Cinque Terre, si fanno avanti progetti di strade littoranee tra le fasce terrazzate sul mare, disegni di costruzioni edilizie in Comuni del tutto sprovvisti di piani regolatori o paesaggistici. Qui interviene, nel 1959, un decreto che, di fatto, costituisce il primo vincolo in questo pregevole quanto fragile territorio, al tempo stesso costiero e montano. \u00c8 grazie a questo provvedimento se molti anni dopo (1997), Monterosso, Vernazza, Riomaggiore, Corniglia e Manarola (insieme a Portovenere e alle sue isolette) verranno inserite tra i Patrimoni dell\u2019Umanit\u00e0 dall\u2019UNESCO. Se le Cinque Terre potranno diventare le Cinque Terre. Nel paese liberato la necessit\u00e0 di adottare strumenti legislativi per la difesa delle bellezze naturali \u00e8, ancora prima che valorizzazione, coscienza civile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">La stessa che, sempre nella regione dove Calvino trascorse l\u2019infanzia, alcuni provvedimenti dei primissimi anni Sessanta bloccano significativi tentativi di lottizzazione nelle zone di Arenzano e dell\u2019isola di Bergeggi, mentre nella Riviera di Levante si pone freno anche alla \u201crapalizzazione\u201d. Un vincolo del 1963 va a salvaguardare una zona verde, Vallegrande, nei pressi di Moneglia, tra Sestri Levante e le Cinque Terre, dove s\u2019intendeva costruire nientemeno che una centrale nucleare! <\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">L\u2019artefice, il fautore delle relazioni e degli interventi che consentiranno di emanare questi pionieristici atti di tutela \u00e8 un soprintendente, Armando Dillon. Uno dei padri nobili della salvaguardia appunto. A ricostruirne l\u2019impegno, anche attraverso importanti affondi archivistici, confrontati agli scritti dello stesso Dillon e di molti altri intellettuali del tempo, da Giulio Carlo Argan a Adriano Olivetti, \u00e8 Andrea Canziani nel volume <em>La coscienza del paesaggio. Armando Dillon e la tutela in Liguria<\/em> (Mimesis, Milano, 2020, pp. 119, euro 10). Canziani, architetto specializzato in restauro dei monumenti, membro di DOCOMOMO e soprattutto funzionario presso la stessa Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria dove oper\u00f2 Dillon, ha tra l\u2019altro ritrovato, pubblicandone nel libro alcuni estratti, un prezioso manoscritto. Si tratta di un <em>Quaderno dei sopralluoghi<\/em> in cui per due anni (1958-\u201960), il soprintendente Dillon annota ogni missione, documentandola con suoi schizzi e fotografie. Ogni pagina del quaderno \u00e8 un <em>cahier de dol\u00e9ances<\/em>: delle distruzioni, degli scempi e delle nuove costruzioni a cui egli non sempre riesce a porre argine. \u201cCome ha fatto il piano regolatore a prevedere delle costruzioni di questa metratura?\u201d, appunta il funzionario a margine di un sopralluogo a Finale Ligure. In filigrana, pagina dopo pagina, il quaderno a righe di Dillon registra le conseguenze dello spopolamento delle campagne, l\u2019aggressivit\u00e0 delle strutture alberghiere, ma soprattutto la crescente piaga delle seconde case. La costruzione dell\u2019Autostrada del Sole avviata, tra tunnel e viadotti, nel \u201956 far\u00e0 il resto. Varigotti, scriver\u00e0 l\u2019architetto in occasione di un convegno, \u201csi \u00e8 dilatata in una cornice di volgarit\u00e0. Abbiamo conservato l\u2019immagine di un quartiere di pescatori. Ma i pescatori, arricchiti, vendendo le loro case si sono costruiti palazzine brutte e moderne ai margini degli antichi borghi; [\u2026] la bellezza \u00e8 unit\u00e0, integrazione e non somma di interessi\u201d. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quaderno-dillon.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1677\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quaderno-dillon.jpg 800w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quaderno-dillon-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quaderno-dillon-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">In Liguria, il napoletano Arnando Dillon, classe 1906, collaboratore di Luigi Piccinato, era arrivato nel 1955 dalla Sicilia, dove aveva seguito le fasi della ricostruzione postbellica. A questa fase \u00e8 fra l\u2019altro dedicato un altro volume, Armando Dillon. La guerra e il \u201ctravaglio\u201d della ricostruzione in Sicilia (1941-1955),di Maria Rosaria Vitale e Giuseppe Scaturro (LetteraVentidue, 2019). Dopo la laurea Dillon si era perfezionato a Roma, entrando in contatto con Giovannoni e iniziando poi la sua carriera nella pubblica amministrazione prima a Reggio Calabria poi nella citt\u00e0 d\u2019origine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Nella piccola regione del Nord Dillon rimarr\u00e0 fino al 1964, anno cruciale dell\u2019avvio della citata commissione presieduta da Francesco Franceschini e della, non meno fondamentale, Carta di Venezia. Per le regioni a cui \u00e8 accennato egli si muove dunque in un periodo particolarmente delicato per il paese. L\u2019operato di Dillon anticipa, sul campo, giorno dopo giorno, tante delle problematiche ancor oggi di tragica attualit\u00e0. Il libro di Andrea Canziani le documenta con grande limpidezza. Oltre a ricostruire l\u2019impegno di Dillon per esercitare la tutela del territorio con ogni strumento fino ad allora a disposizione, inserendosi in un meritorio filone di studi di storia della nostra salvaguardia, Canziani ne contestualizza l\u2019opera, attraverso un notevole lavoro comparativo, tra legislazione e pubblicistica, calandosi in un paese che stava per entrare, con tutto quello che, nel bene e, soprattutto, nel male \u2013 dall\u2019espansione edilizia all\u2019assalto al territorio<em> <\/em>\u2013 <em>ne consegu\u00ec, di l\u00ec a poco, <\/em>negli anni del <em>boom<\/em> economico. Perch\u00e9 \u2013 sono parole di Dillon: \u201cfino a quando non si sar\u00e0 formata nel paese la coscienza che la bellezza, l\u2019arte e la storia sono beni particolari come la libert\u00e0, la cultura e la religione: sono beni cio\u00e8 necessari ed integranti della vita dell\u2019individuo e della societ\u00e0. Sono beni che meno si sfruttano e pi\u00f9 rendono. Ciascuno di noi ha la possibilit\u00e0 di goderne, di parteciparvi, ma solo in rapporto al proprio attivo contributo di comprensione e sensibilit\u00e0\u201d. Quando si dice parole attuali, anzi, sempre attuali, per questo paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"><em>Armando Dillon. La guerra e il \u201ctravaglio\u201d della ricostruzione in Sicilia (1941-1955) <\/em>di Maria Rosaria Vitale e Giuseppe Scaturro (LetteraVentidue, 2019).<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.letteraventidue.com\/It\/prodotto\/355\/armando-dillon\">https:\/\/www.letteraventidue.com\/It\/prodotto\/355\/armando-dillon<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"><em>Andrea Canziani, La coscienza del paesaggio. Armando Dillon e la tutela in Liguria<\/em>, Mimesis, Milano, 2020, pp. 119, euro 10 <\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788857569277\">https:\/\/www.mimesisedizioni.it\/libro\/9788857569277<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\"><strong>Andrea Canziani<\/strong> &nbsp;Dottore di ricerca e Specialista in restauro dei monumenti \u00e8 architetto del MIBACT presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria; insegna Architectural Preservation presso il Politecnico di Milano; presiede il DOCOMOMO International Specialist Committee on Education+Theory ed \u00e8 stato Segretario generale di DOCOMOMO Italia. \u00c8 autore di numerosi saggi sui temi del patrimonio del XX secolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Ph.D in storia dell\u2019arte presso l\u2019Universit\u00e0 di Ginevra, <strong>Raffaella Fontanarossa<\/strong> conduce studi negli ambiti della <em>connoisseurship<\/em>, della geografia artistica, della storia del collezionismo d\u2019arte, della museologia e svolge attivit\u00e0 didattica in diversi atenei. Tra i suoi ultimi libri <em>La capostipite di s\u00e9. Una donna alla guida dei musei. Caterina Marcenaro a Genova 1948-\u201971<\/em> (Etgraphiae, Roma 2015) e <em>Collezionisti e musei<\/em>. <em>Una storia culturale<\/em> (Einaudi, Torino 2022). Cfr. inoltre <a href=\"https:\/\/independent.academia.edu\/raffaellafontanarossa\">https:\/\/independent.academia.edu\/raffaellafontanarossa<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Raffaella Fontanarossa Andrea Canziani, La coscienza del paesaggio. 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