{"id":1469,"date":"2022-07-03T17:05:28","date_gmt":"2022-07-03T15:05:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=1469"},"modified":"2022-07-03T17:05:28","modified_gmt":"2022-07-03T15:05:28","slug":"la-collezione-corsini-di-roma-dalle-origini-alla-donazione-allo-stato-italiano-dipinti-e-sculture","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/la-collezione-corsini-di-roma-dalle-origini-alla-donazione-allo-stato-italiano-dipinti-e-sculture\/","title":{"rendered":"La collezione Corsini di Roma dalle origini alla donazione allo Stato italiano. Dipinti e sculture"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>di Cristina Galassi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:24% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" width=\"350\" height=\"499\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/borsellino.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1470 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/borsellino.jpg 350w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/borsellino-210x300.jpg 210w\" sizes=\"(max-width: 350px) 100vw, 350px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Enzo Borsellino, <em>La collezione Corsini di Roma dalle origini alla donazione allo Stato italiano. Dipinti e sculture<\/em>, 2 vv., Roma, Edizioni Efesto, 2017<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-test\">Due splendidi volumi editi da Efesto, che raccontano, nei dettagli, la storia della collezione Corsini di Roma. Il primo volume, di 783 pagine, analizza la storia della collezione, forma- tasi tra il XVII e il XIX secolo e costituita da dipinti di maestri italiani e stranieri dal XIV al XVIII secolo e da sculture antiche e moderne, parzialmente utilizzate come decorazione interna ed esterna dell\u2019edificio settecentesco e del giardino, che nel 1897 \u00e8 diventato Orto Botanico di Roma. Il secondo tomo, di 773 pagine, presenta una mole ponderosa di documenti per lo pi\u00f9 inediti (inventari, ricevute di pagamento, corrispondenze epistolari, atti notarili), che hanno consentito di ricostruire le origini e lo sviluppo della collezione artisti- ca donata dal principe Tommaso Corsini allo Stato italiano nel 1883 e oggi parte delle Gal- lerie Nazionali Barberini Corsini di Roma. Il libraio Gregorio Roisecco descriveva nel 1750 il bel palazzo, \u201cnon men magnifico, e grandioso d\u2019ogni altro palazzo in Roma; tanto pi\u00f9 che giunge co\u2019 suoi giardini, e Boschetti fino alla sommit\u00e0 del Gianicolo\u201d, con la \u201cLibreria\u201d, la singolare raccolta di stampe e la \u201cbuona Galleria di sceltissimi quadri\u201d. \u201cVisitare la Galleria Corsini di Roma &#8211; afferma giustamente Borsellino nell\u2019introduzione (vol. I, p.15) &#8211; suscita ancora oggi un insieme di emozioni: stupore, ammirazione, curiosit\u00e0, godimento estetico, senso del fasto, possesso della bellezza, le stesse che provarono i numerosi viaggiatori, turi- sti e appassionati d\u2019arte che gi\u00e0 dal XVIII secolo ebbero modo di conoscere palazzo Corsini e la sua raccolta di dipinti e sculture\u201d. L\u2019opera che qui presentiamo, monumentale nel suo insieme, costituisce il lavoro \u201cdi una vita\u201d ed \u00e8 il frutto di lunghi e appassionati studi dell\u2019autore, che ha al suo attivo una bibliografia sull\u2019argomento pi\u00f9 che trentennale, a cominciare dal primo studio sulla figura di Neri Maria Corsini \u201cmecenate e committente\u201d del 1981, segu\u00ecto poi dalla monografia, del 1988, dedicata a palazzo Corsini di via della Lungara, vero e proprio gioiello architettonico. Sul- la storia della collezione una prima traccia senza note, ma gi\u00e0 con l\u2019indicazione delle fonti inedite allora consultate in vari archivi e biblioteche, era stata pubblicata da Enzo Borsellino nel 1996 (<em>Musei e collezioni a Roma nel XVIII secolo<\/em>, pp. 9-61). Ora, finalmente, abbiamo un lavoro completo, sistematico e corredato di 415 immagini in bianco e nero e a colori. Purtroppo i due tomi, editi nel 2017, hanno avuto una sfortunata vicenda editoriale determinata da varie ragioni amministrativo-burocratiche e complicate dall\u2019epidemia da Covid 19, per cui sono in distribuzione soltanto dal 2021. A fronte di questa sfortuna, lo studio appassionato e appassionante di Enzo Borsellino ricostruisce, questa volta fortunatamente, una delle storie pi\u00f9 affascinanti del collezionismo italiano e forse europeo fino alla donazione allo Stato italiano del 1883 delle opere del Fondo Corsini (606 dipinti, oltre 100 sculture e 67 mobili inventariati). L\u2019acquisizione da parte dello Stato di successivi nuclei di oggetti d\u2019arte di altre importanti famiglie e istituzioni romane (Monte di Piet\u00e0, Torlonia, Odescalchi, Colonna di Sciarra, Chigi, Cervinara) nella Galleria Nazionale d\u2019Arte Antica di Roma, istituita nel 1895, fece s\u00ec che i quadri e le sculture Corsini diventarono, per circa un secolo, non riconoscibili tra le altre numerose opere delle due sedi museali. Come segnalato dallo stesso Borsellino, tuttavia, la collezione romana fu sempre distinta da quella fiorentina, ancora in possesso della famiglia Corsini. Un elemento che emerge con forza nei due libri \u00e8 l\u2019imponenza della ricerca archivistica, a iniziare da quella effettuata presso il fondo Corsini ancora di propriet\u00e0 della famiglia fiorentina, che ha consentito di reperire molte notizie sui collezionisti e sulle acquisizioni delle opere della raccolta romana. Ad apertura del primo volume, attraverso quarantotto tavole a colori, l\u2019autore intende proporre una sintetica \u201cstoria visiva\u201d della collezione, in cui, in ordine cronologico crescente a ciascun collezionista seguono rispettivamente le opere pi\u00f9 significative raccolte o i documenti inventariali che le ricordano (come i frontespizi degli inventari del 1750, postillato da Giovanni Gaetano Bottari, e della donazione del 1883). Nella prima parte dello studio si affronta il complesso tema della formazione della col- lezione (capitoli I e II) a partire dal XVII secolo, con i nuclei di Ottavio (1588-1641) e Neri <em>senior <\/em>(1624-1678) e le successive acquisizioni, a volte anche casuali, dovute a una significativa quantit\u00e0 di donazioni ai vari membri della famiglia nel periodo \u201caureo\u201d della sua storia, corrispondente alla elezione a pontefice di Lorenzo Corsini (1652-1740), col nome di Clemente XII (1730-1740), che, con il cardinale nipote Neri Maria Corsini (1685-1770), fu il principale artefice della raccolta settecentesca. Un importante contributo fu poi dato da Tommaso Corsini <em>senior <\/em>(1767-1856) (capi- tolo III) che, sul finire del secolo XIX (1799-1800), riusc\u00ec a recuperare una parte dei quadri venduti a sua insaputa dai suoi agenti romani durante l\u2019invasione francese a Roma, tra i quali la celebre <em>Madonna col Bambino <\/em>di Bartolom\u00e9 Esteban Murillo e la <em>Salom\u00e8 <\/em>di Gui- do Reni, descritta da Sir Joshua Reynolds nel 1769 e da molte guide come una <em>Erodiade<\/em>. Tommaso <em>senior, <\/em>inoltre, riun\u00ec in palazzo Corsini molte opere esistenti nelle altre propriet\u00e0 romane della famiglia e promosse una impegnativa e onerosa campagna di restauri su molti dipinti della collezione che provvide a vincolare con un fedecommesso nel 1829 per mante- nerla unita dopo la sua morte. Ultima, ma non meno importante figura di collezionista del- la famiglia di cui si ricostruisce il profilo, fu Tommaso Corsini <em>junior <\/em>(1835-1919), il quale acquist\u00f2 altre opere, tra cui un nucleo di cosiddetti \u201cprimitivi\u201d e don\u00f2 successivamente la sua collezione allo Stato italiano (capitolo VI). Uno studio a parte (capitolo IV) \u00e8 stato dedicato alla ricca collezione di sculture (statue, busti, sarcofagi, rilievi, bronzetti, un raro pezzo in avorio, una raffinata porcellana, ecc.), raccolta dai vari membri della famiglia tra XVIII e XIX secolo; mai analizzate prima d\u2019ora nel loro complesso (e di cui alcune attribuite dall\u2019autore per la prima volta, come i due busti dell\u2019<em>Autunno <\/em>e dell\u2019<em>Inverno <\/em>di Giovanni Baratta comprati da Lorenzo Corsini nel 1693), esse andarono ad ornare gli ambienti esterni e interni del palazzo e della Galleria del piano nobile, dopo essere state in parte restaurate da Carlo Antonio Napolioni e da Clemente Bianchi tra il 1733 e il 1747 e altre commissionate nel secolo successivo da Tommaso Cor- sini <em>senior <\/em>a Pietro Tenerani. Un ulteriore capitolo, il quinto, \u00e8 stato consacrato al tema della \u201cricezione\u201d della Galleria Corsini tra XVIII e XIX secolo da parte della guidistica romana e della letteratura perie- getica anche straniera. Tra queste, si segnalano le note inedite di Jean-Germaine-D\u00e9sir\u00e9 Armengaud nel 1854 e di Giovanni Morelli nel 1874, dalle quali si ha la conferma che la raccolta della Lungara era inserita in tutti i percorsi turistici romani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Il lavoro analizza, infine (capitolo VI), il munifico dono allo Stato italiano fatto dal principe Tommaso Corsini <em>junior <\/em>nel 1883, illustrando anche i relativi problemi giuridici e amministrativi conseguenti alla cessione di una collezione vincolata dal fedecommesso e quelli dell\u2019inventariazione delle opere. Nello stesso capitolo si affronta anche il tema di sparizioni, furti e distruzioni e dei depositi esterni che hanno comunque modificato l\u2019aspetto originario della raccolta. Come sottolinea del resto l\u2019autore nell\u2019introduzione (vol. I, p. 16), il ritorno del Fondo Corsini nella sua storica sede alla Lungara \u00e8 tutt\u2019oggi in corso, con il lento recupero dei quadri ancora in deposito presso istituzioni pubbliche o sedi di rappresentanza italiane ed estere. Segue (capitolo VII) una nota quasi \u201cautobiografica\u201d dell\u2019autore sul vero e proprio (e coraggioso) salvataggio della raccolta Corsini dal rischio, paventato tra il 2006 e il 2010, del suo trasferimento di nuovo a Palazzo Barberini, che avrebbe cancellato un significativo episodio di storia del collezionismo romano e dove, fino agli anni \u201880 del Novecento, come gi\u00e0 detto, la raccolta era confusa con il resto dei successivi fondi acquisiti dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Antica (e con molte opere purtroppo nei depositi). In questa parte c\u2019\u00e8 an- che un\u2019ampia riflessione critica, fondata sulla profonda conoscenza dei numerosi inventari Corsini, sull\u2019allestimento cosiddetto \u201cfilologico\u201d del 2009, animato certo dal buon intento di rievocare il carattere e la fisionomia dell\u2019antica collezione privata e che, tuttavia, si \u00e8 servito di due inventari settecenteschi assai diversi tra loro e che non citano le opere entrate nella collezione tra il 1784 e il 1883. Tutte le opere Corsini donate allo Stato italiano, anche quelle non ancora catalogate dalle soprintendenze di competenza, sono state menzionate dall\u2019autore in un <em>Inventario ragionato <\/em>alla fine della prima parte (vol. I pp. 643-735), che aggiorna sinteticamente, anche relativamente a 113 opere non inventariate, i dati relativi all\u2019autore, datazione, materiali e tecniche di esecuzione, eventuali restauri storici, bibliografia pi\u00f9 recente, esistenza della scheda OA o RA, ubicazione (al 2017), provenienza, prima citazione nelle fonti edite o inedite. Tale <em>Inventario <\/em>viene definito un contributo \u201cal futuro catalogo della raccolta e dell\u2019apparato decorativo del palazzo Corsini ancora da scrivere\u201d (vol. I, p. 19).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Proprio gli inventari Corsini (58 rintracciati dall\u2019autore, di cui 41 pubblicati integralmente) e gli altri documenti trascritti e riportati nella seconda parte dello studio, costituiscono la base scientifica su cui si fondano le notizie, le asserzioni e le nuove attribuzioni di molte opere, di cui alcune presentate per la prima volta. L\u2019introduzione si conclude (vol. I, p. 19) con la dichiarazione che \u00e8 in corso un progetto di indicizzazione per autore e per soggetto degli inventari pubblicati, soprattutto di quelli pi\u00f9 significativi, indicizzazione che andrebbe a costituire la terza parte del presente studio, la cui realizzazione sar\u00e0 possibile soltanto con un ulteriore sostegno economico finora non disponibile. Entrando pi\u00f9 nel dettaglio delle precisazioni riguardo alla committenza e alle novit\u00e0 attributive, posso segnalare, per esempio, tra le importanti riscoperte, la commissione del mosaico con il doppio ritratto di Clemente XII e di Neri Maria Corsini (tav. 16) e della nuova attribuzione a Giacomo Zoboli della tela preparatoria per il mosaico (fig. 149), tradizionalmente assegnata ad Agostino Masucci. Invece, riguardo al <em>Ritratto di Neri senior <\/em>(tav. 4), di cui esiste una replica ricavata da un prototipo disperso di \u201cquando era studente\u201d attribuito a Justus Sustermans nella collezione Corsini di Firenze, una incisione di V. Guigou da un disegno di Giovan Battista Gaulli e l\u2019analisi degli inventari Corsini, hanno suggerito all\u2019autore di attribuire entrambi i ritratti di Firenze e di Roma al Baciccia (vol. I, pp. 81-84). Altre significative notazioni riguardano la storia della collezione. Nel 1799, in epoca napoleonica, un gruppo di quadri, tra questi un Autoritratto di Rembrandt, furono svenduti al mercante romano Luigi Mirri e da lui in parte rivenduti a famosi mercanti stranie- ri come William Young Ottley e William Buchanan (vol. I, pp. 202-225). Particolarmente degna di interesse \u00e8 l\u2019arringa di difesa del mercante Mirri riprodotta integralmente (vol. II, pp. 67-77) che, su fondati princ\u00ecpi giuridici, riusc\u00ec a convincere il giudice della validit\u00e0 del contratto di vendita (Tommaso Corsini <em>senior <\/em>si era rivolto al tribunale civile per avere la restituzione, senza esborso di denaro, dei quadri ancora in possesso di Mirri, ritenendo il contratto di vendita nullo perch\u00e9 non firmato da lui). Il principe fu costretto allora a ricomprare a caro prezzo quelli che erano rimasti nelle mani del mercante. Tra essi, come abbiamo ricordato, c\u2019erano la <em>Madonna col Bambino <\/em>di Murillo e la <em>Salom\u00e8 <\/em>di Guido Reni. Gli atti relativi alla imposizione del vincolo fedecommissario e della donazione del 1829 di Tommaso <em>senior <\/em>al figlio Andrea Corsini della collezione artistica nonch\u00e9 dei libri della altrettanto famosa Biblioteca Corsiniana, atti conservati presso l\u2019Archivio di Stato di Roma, hanno rivelato, inoltre, che, ad esaminare le opere della raccolta per valutarne la qualit\u00e0, furono interpellati eminenti studiosi e artisti quali Angelo Maj, Luigi Maria Rezzi, Vincen- zo Camuccini, Bertel Thorvaldsen, Antonio D\u2019Este, Giuseppe Valadier, Antonio Nibby, Agostino Tofanelli, Filippo Aurelio Visconti Allo stesso modo, nel 1877, una nuova com- missione \u201cgovernativa\u201d fu chiamata a valutare la collezione Corsini, confermando il valore intrinseco della raccolta d\u2019arte: ed erano Pietro Ercole Visconti, Guglielmo De Sanctis, Giulio Monteverde e probabilmente Domenico Jannetti. L\u2019inventario che ne deriv\u00f2 costitu\u00ec la base per l\u2019inventario della donazione della Galleria Corsini allo Stato italiano nel 1883. Anche gli inventari inediti del 1829 e del 1877 sono stati pubblicati a corredo di queste trattazioni (vol. II, pp. 509-532; 658-695). Altri dati, importantissimi, che emergono dai documenti, sono relativi ai protagonisti delle numerose campagne di restauro delle opere nel XVIII e XIX secolo, compreso il rifacimento delle cornici: cos\u00ec per il XVIII secolo, emergono le figure di Domenico Michelini e del suo allievo Giovanni Principe per i dipinti, di Carlo Antonio Napolioni e Clemente Bianchi per le sculture; per il XIX secolo, quelle di Gaspare Landi, Tommaso Minardi, Pie- tro Palmaroli, Francesco Gagliardi, Pietro Gagliardi, Giovanni Battista Beretta per i dipinti e dello spagnolo Vincent Aparicio per le sculture. I restauri determinarono anche la riscoperta di molti quadri del secondo piano del palazzo fino a quel momento poco considerati e trasferiti nella Galleria del primo piano. Ma Gaspare Landi e Tommaso Minardi furono anche i curatori degli allestimenti dei dipinti e Pietro Tenerani il referente per la sistema- zione museografia delle sculture. Un altro interessante documento rintracciato nell\u2019archivio Corsini rivela la presenza nella Galleria, tra il 1841 e il 1854, di numerosi copisti anche stranieri autorizzati ad eseguire copie dai quadri pi\u00f9 noti della raccolta. Prova, anche questa, dell\u2019interesse e della fama dei dipinti Corsini. Riguardo infine al <em>Trono Corsini<\/em>, uno degli oggetti pi\u00f9 affascinanti e problematici della collezione, rinvenuto tra il 1732 e il 1734 durante gli scavi effettuati per realizzare le fondamenta della cappella della famiglia nella basilica di San Giovanni in Laterano, l\u2019autore, oltre a ricostruire nei particolari gli eventi del ritrovamento del 1732 e del restauro operato da Carlo Antonio Napolioni nel 1733, mette in risalto la considerazione del reperto presso i suoi proprietari, che lo esposero sempre nella terza sala (la Galleria del Cardinale) fino a quando esso fu sostituito col ritratto in marmo di Pio IX che vi rimase fino alla donazione, come si evince dalla fotografia di Ludovico Tuminello del 1883 che \u00e8 pubblicata sulla copertina dei due volumi. Insomma, un\u2019opera monumentale, della quale bisogna fare un grande plauso all\u2019autore che, non solo ha messo insieme in questo volume documenti e considerazioni che serviranno anche per futuri studi e per la restituzione della <em>facies <\/em>originaria della raccolta, ma ha anche intrecciato, come \u00e8 sua consuetudine, le competenze dello storico dell\u2019arte con l\u2019impegno civile, a favore della conservazione del patrimonio storico artistico e, in particolare, del lascito della famiglia Corsini per le generazioni future.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cristina Galassi Enzo Borsellino, La collezione Corsini di Roma dalle origini alla donazione allo Stato italiano. Dipinti e sculture, 2 vv., Roma, Edizioni Efesto, 2017 Due splendidi volumi editi da Efesto, che raccontano, nei dettagli, la storia della collezione Corsini di Roma. 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