{"id":1407,"date":"2022-03-04T14:15:53","date_gmt":"2022-03-04T13:15:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=1407"},"modified":"2022-03-04T14:15:53","modified_gmt":"2022-03-04T13:15:53","slug":"ritrovare-limmaginazione-in-una-culla-preistorica","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/ritrovare-limmaginazione-in-una-culla-preistorica\/","title":{"rendered":"ritrovare l&#8217;immaginazione in una culla preistorica"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>di Matilde Puleo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Uno dei massimi esperti del periodo mesolitico in Europa come Grahame Clarke sosteneva che gli uomini del paleolitico avanzato dovevano senz\u2019altro avere l\u2019immaginazione necessaria non solo per dipingere in modo sempre pi\u00f9 naturalistico ma per rappresentare in modo simbolico il pronunciato intensificarsi dell\u2019autocoscienza e della coscienza dell\u2019ambiente in rapporto al gruppo sociale. Un\u2019immaginazione che credo possa intendersi alla maniera di Italo Calvino, come forza speciale che fa comparire qualcosa laddove prima non c\u2019era niente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"320\" height=\"372\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/disegno-schematico.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1408\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/disegno-schematico.jpg 320w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/disegno-schematico-258x300.jpg 258w\" sizes=\"(max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Riflettendo su ci\u00f2 che \u00e8 stato creato dall\u2019immaginazione all\u2019epoca delle caverne, sul valore di quei segni e su quello del disegno, non si pu\u00f2 non soffermarsi sui possibili elementi di continuit\u00e0 tra segno e codice, ovvero tra disegno e scrittura cos\u00ec come suggerito da Silvia Ferrara. Nel suo ultimo libro su Il Salto abbiamo potuto addentrarci nelle caverne di cinquantamila anni fa andando a cercare come nasce un segno agli albori della civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"665\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/pitture-rupestri-Navajo-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1410\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/pitture-rupestri-Navajo-1.jpg 1000w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/pitture-rupestri-Navajo-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/pitture-rupestri-Navajo-1-768x511.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Scrivendo recensioni di libri e articoli nei quali l\u2019interesse sta a met\u00e0 strada tra il pensiero e il disegno, si arriva ad avere la prova che la creativit\u00e0 non va in sequenza e soprattutto non segue uno schema anche se richiede gradualit\u00e0. Se dunque si volessero mettere a punto un po\u2019 di materiali che mi sono stati utili, alcune riflessioni potrebbero portarci lontano sia nel tempo che nello spazio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"575\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/immagine-infantile-1-1024x575.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-1412\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/immagine-infantile-1-1024x575.webp 1024w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/immagine-infantile-1-300x168.webp 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/immagine-infantile-1-768x431.webp 768w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/immagine-infantile-1.webp 1140w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Sappiamo ad esempio, che l&#8217;acquisizione del linguaggio \u00e8 intimamente legata al gioco; che i bambini la fanno propria attraverso l&#8217;esplorazione, l&#8217;esercizio e la sperimentazione. Molti pedagoghi affermano che c&#8217;\u00e8 qualcosa nel gioco che stimola la capacit\u00e0 combinatoria in generale e la linguistica in particolare. Oggi sappiamo che per poter parlare del mondo in modo combinatorio, il bambino deve saper giocare con il mondo con la facilit\u00e0 che l&#8217;atteggiamento giocoso favorisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Sappiamo che il pensiero e l&#8217;immaginazione spesso iniziano sotto forma di un dialogo e che senza opportunit\u00e0 per realizzarlo il loro sviluppo pu\u00f2 risentirne; e che sia il gioco che il linguaggio ci permettono di conoscere la realt\u00e0, manipolandola, dominandola e persino evocando oggetti assenti attraverso la memoria. Il gioco dell\u2019arte ci dice che il piacere primario di un bambino che scarabocchia \u00e8 quello visivo. La stimolazione visiva sperimentata dal bambino va oltre la vista o le specifiche questioni relative all\u2019illuminazione: gli studi sul disegno infantile prodotti dai neuroscienziati come Beau Lotto nel suo \u201cPercezioni\u201d ci insegnano che quello che si percepisce \u00e8 la conseguenza di ci\u00f2 che ci si aspetta di percepire e alla cui percezione siamo abituati.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"492\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/chauvet-leoni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1413\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/chauvet-leoni.jpg 1000w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/chauvet-leoni-300x148.jpg 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/chauvet-leoni-768x378.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Il gioco di assegnare valori simbolici ai segni \u00e8 quindi per i bambini una costruzione precaria, gustosa e sospesa sul nulla, fatta in gran parte di parole e gesti, che permettono di esplorare altri territori. E come le storie, quei segni sono l\u2019invenzione di uno spazio e di un tempo alternativi all&#8217;interno dello spazio-tempo reale, un artificio che permette ai bambini di arricchire e aumentare la propria realt\u00e0, di abbandonarla o trasformarla in modo inaspettato senza bisogno di andare lontano, ma con grandi potenzialit\u00e0 per allargare i confini del mondo possibile e ampliare quelli del proprio spazio. I 20 scarabocchi-base studiati da Rhoda Kellog nel suo libro \u201cAnalisi dell\u2019arte infantile\u201d (1979), oltre a dirci che la facolt\u00e0 di disegnare \u00e8 naturale e istintiva, sottolineano anche che il disegno infantile ha a cuore il progetto generale. Sembrano avvalorare la tesi secondo la quale, la capacit\u00e0 di vedere un tutto, (ovvero una gestalt), \u00e8 innata; mentre la capacit\u00e0 di vedere le singole parti si acquisisce con un continuo esercizio intellettuale e visivo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"769\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/imm.infantile-769x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1414\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/imm.infantile-769x1024.jpg 769w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/imm.infantile-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/imm.infantile-768x1022.jpg 768w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/imm.infantile-721x960.jpg 721w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/imm.infantile.jpg 921w\" sizes=\"(max-width: 769px) 100vw, 769px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Dall\u2019altra parte, gli studi del mondo preistorico procedono a passo spedito e \u2013 come accade a molte discipline \u2013 si avvalgono delle informazioni provenienti da discipline che indagano il cervello dell\u2019uomo cercando nella neuroscienza ci\u00f2 che non \u00e8 possibile leggere con il filtro della storia. In questo modo, i paleo-archeologi ci confermano che la scrittura, il gioco e la nascita della storia dell\u2019uomo hanno molto in comune. Nell\u2019uomo preistorico predominano gli stessi motivi astratti e gli stessi motivi figurativi rudimentali che comunemente troviamo nei disegni dei bambini contemporanei a riprova del fatto che per noi umani fare segni \u00e8 un fenomeno istintivo e universale, che va oltre i contesti, oltre i confini e le difficolt\u00e0, al punto che studiarli \u00e8 una sfida intellettuale ma non solo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"586\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/le-mani-Cueva-de-las-manos-Argentina.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1415\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/le-mani-Cueva-de-las-manos-Argentina.jpg 1000w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/le-mani-Cueva-de-las-manos-Argentina-300x176.jpg 300w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/le-mani-Cueva-de-las-manos-Argentina-768x450.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Ogni archeologo per\u00f2 \u00e8 ritornato da quelle grotte con una serie di domande e di questioni che erano frutto del tempo nel quale egli viveva e dunque di quelle grotte molto \u00e8 stato detto e tanto si \u00e8 interpretato forzando la mano. Quegli studiosi hanno associato cio\u00e8 a quei normali diagrammi studiati dalla Kellog e alle normali associazioni fatte dai bambini i simboli della fertilit\u00e0, della maternit\u00e0 o della vagina, leggendo in quei segni soltanto\u2026 ci\u00f2 che si aspettavano di percepire e dunque le proprie idee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">\u00c8 cos\u00ec che quelle immagini preistoriche (semplici gestalt astratte come dice la Kellog) sono diventate per gli studiosi come Sigfried Giedion (1888-1968), storico e critico dell&#8217;architettura, terribili immagini di \u201cdonna\u201d che lo portarono ad ammettere che in quel che vedeva fortissimo era l\u2019imprinting di Freud e Jung che lo avevano molto influenzato, cos\u00ec come era accaduto agli archeologi a cui lui faceva riferimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Ed effettivamente, le rappresentazioni di divinit\u00e0 femminili, create da quei paleo-artisti sono dal punto di vista psicologico raccapriccianti! Viste invece come arte infantile non possono che sembrare piacevoli sperimentazioni di segni sviluppati a seguito di giochi fatti coi diagrammi o con gli elementi circolari studiati dalla Kellog. La deformazione della figura femminile potrebbe essere espressione di libert\u00e0 estetica, piuttosto che il segno dell\u2019anormale sviluppo ghiandolare di seni e fianchi o la prova dell\u2019atavico timore maschile di una \u201cgrande madre\u201d.&nbsp; Questo atteggiamento moderno verso l\u2019arte primitiva, legge con filtri moderni l\u2019antichit\u00e0 e vuole vedere adoratori del dio sole laddove ci sono segni circolari mandalici i quali \u2013 come ci dicono di nuovo i disegni infantili della Kellog \u2013 sono tutt\u2019altro che segni con \u201cfinalit\u00e0 religiosa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/douze-hypergraphies.-polylogue.-una-cartella-di-isidore-isou-800x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1416\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/douze-hypergraphies.-polylogue.-una-cartella-di-isidore-isou-800x1024.jpg 800w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/douze-hypergraphies.-polylogue.-una-cartella-di-isidore-isou-234x300.jpg 234w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/douze-hypergraphies.-polylogue.-una-cartella-di-isidore-isou-768x983.jpg 768w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/douze-hypergraphies.-polylogue.-una-cartella-di-isidore-isou-750x960.jpg 750w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/douze-hypergraphies.-polylogue.-una-cartella-di-isidore-isou.jpg 1068w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">\u00c8 cos\u00ec che ci accorgiamo di quanto la paleo-archeologia continui a non essere una scienza statica: essa va con i tempi, va con il vento intellettuale del momento, influenzata dal progresso della conoscenza. Ci\u00f2 non \u00e8 solo rimarchevole per l\u2019archeologia ma carica di prospettive per l\u2019avanzamento della conoscenza in genere. Sapere che chiunque si occupi di segni visivi e di disegno, diventa virtualmente parte integrante di un grande studio multidisciplinare nel quale gioca un ruolo importante tanto la storia, quanto la pratica artistica e lo studio scientifico pi\u00f9 completo, chiama in causa ognuno di noi. A monte di tutto questo miscuglio di considerazioni scientifiche c\u2019\u00e8 la convinzione che le immagini e le diverse forme di esperienza visiva debbano essere studiate non pi\u00f9 in termini astratti, ma come parti integranti del tessuto della cultura, come oggetti culturali e sociali in grado di determinare ancora molte delle nostre scelte di vita. Non solo, chi intende l\u2019immagine disegnata non pi\u00f9 come semplice oggetto del nostro sguardo ma come entit\u00e0 attiva \u00e8 in grado di rintracciarlo spaziando dalle miniature bizantine, al fotocollage fino alle sperimentazioni di poesia visiva del Lettrismo con la convinzione che esista una funzione conoscitiva nell\u2019accostamento e nella messa in sequenza di tutte le propriet\u00e0 materiche del disegno e delle modalit\u00e0 tecniche adeguate a sfruttarne le potenzialit\u00e0 espressive. Ciascuna linea, tracciata sopra un foglio di carta, corrisponde a una precisa quantit\u00e0 di materia (il pigmento), per cui occupa uno spazio e possiede una forma. II contorno rivela il dialogo intimo e serrato che la linea intrattiene con la forma, nella loro reciproca corrispondenza: come la linea si piega alla plasticit\u00e0 della forma, cos\u00ec quest\u2019ultima offre il fianco ai vari lineamenti. Tra l\u2019una e l\u2019altra esiste un indissolubile legame, un\u2019interazione di infinite sfumature espressive al punto da farci dire che la forma pu\u00f2 possedere un\u2019infinit\u00e0 di linee che corrispondono all\u2019infinita variet\u00e0 di emozioni. A tale scopo \u00e8 facile che ci si scopra abili nel verificare quanti slittamenti di senso avvengano assegnando <em>contorni diversi alla stessa forma, e allo stesso tempo incapaci di determinare tali effetti, come invece fa l\u2019artista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">I segni lasciati sulle grotte del paleolitico non sono \u201cinformazionali\u201d ma sono immagini disegnate che sanno esprimere senso, generare sapere e di fatto sono tutto quello che abbiamo per capire i lunghissimi, graduali salti che abbiamo fatto come esseri umani. Per questo vale la pena guardarli con attenzione e studiarli. Esattamente come fa chi si occupa di segni e di tracce da lasciare su un libro d\u2019artista, quei segni sono espressione di un\u2019opera polifonica in cui la narrazione testuale e visiva si accordano in modo perfetto. Per entrambi i disegnatori cio\u00e8 non \u00e8 necessario stabilire che linguaggio e immagini corrispondono a media diversi: non sono interessati a stabilire opposizioni tra regno visivo e regno linguistico. Quelle grotte e il libro d\u2019artista sono esempio di design totale, dove ogni elemento conta per costruire senso. Entrambi concepiscono il disegno come fase iniziale di un processo operativo e ideativo che nella fase progettuale<em> anticipa<\/em> e poi <em>attraversa<\/em> fornendo o inventando una struttura o un percorso e infine <em>segue, <\/em>nel senso che copia, simula e verifica, qualsiasi cosa sia stata pensata e costruita dall\u2019uomo.&nbsp; \u00c8 grazie a questi processi che il disegno sta nella parola, precede la scrittura, ed \u00e8 contemplato nella calligrafia, nell\u2019ideografia e nel lettering.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Non solo. Il disegno afferma che ogni atto del guardare \u00e8 anche un atto di lettura e che ci\u00f2 che sperimentiamo osservando i segni \u00e8 la storia di un rapporto tra lo spazio, il testo e le immagini, sia in senso grafico che semantico. Quegli antichi segni nelle caverne allora, sono i nostri gesti, le nostre parole, il nostro specchio e dunque \u2013 in ultima analisi \u2013 sono l\u2019atto di nascita di ci\u00f2 che gli archeologi definiscono simbolo o pensiero simbolico. Il quale, in una parola \u00e8 astrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Nel caso di trentamila anni fa si \u00e8 trattato di un\u2019astrazione vera e propria, presa dall\u2019esperienza dell\u2019incontro reale e fisico con un leone o un bisonte, trasposta su una superficie piana.&nbsp; Nel caso di un artista contemporaneo, ci si accorge che se si vogliono creare molteplici interpretazioni dei segni \u00e8 notevolmente pi\u00f9 complessa la sfera delle considerazioni storico-filosofiche cui far riferimento, specie in un\u2019opera costituita da segni astratti che non voglia avere alcuna finalit\u00e0, che non voglia sostituire codici comunicativi e che anzi, provi a portare avanti le complesse tematiche lasciate aperte dal Lettrismo, o i nodi ancora da sciogliere dell\u2019Estetismo di inizio Novecento, delle sperimentazione concettuali del Minimalismo e delle formule ancora cariche di significato come la decadente \u201cart pour l\u2019art\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Ci\u00f2 che ci suggeriscono i segni preistorici \u00e8 che quegli uomini devono aver visto la teatralit\u00e0 dello spazio e del vuoto invitando alla lettura ad alta voce, giocando con dialoghi, onomatopee, ritmi, giochi poetici sulle sonorit\u00e0, esattamente come suggerisce Silvia Ferrara nel suo libro. L\u2019archeologa Genevieve von Petzinger ha cominciato a studiarli e a farne delle categorie con quasi centocinquanta caverne in tutto il mondo. Ha quindi notato che ci sono degli schemi comuni, che molti segni, per la precisione trentadue, sono gli stessi, osservati in tutti i continenti che ci hanno regalato caverne e figure paleolitiche. Secondo lei quelle figure e questi segni non sono semplicemente figurative, ma immagini simboliche. Questi segni potrebbero essere il patrimonio pi\u00f9 antico del nostro sistema di comunicazione. Potrebbero essere i codici pi\u00f9 antichi che abbiamo. Potrebbero essere le nostre radici per accettare che il disegno \u00e8 naturale tanto quanto il movimento e che \u00e8 questo ci\u00f2 che lo rende archetipico. I venti scarabocchi-base e i diagrammi studiati dalla Kellog possono senza alcun dubbio essere considerati archetipici o universali.&nbsp; Quel che \u00e8 certo \u00e8 che questi segni non sono espressione di una mentalit\u00e0 nutrita da una specie di \u201cansia cosmica\u201d, perch\u00e9 hanno in prima istanza come finalit\u00e0 quella del piacere estetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Le due questioni che sembrano essere particolarmente interessante \u00e8 che, da un lato, le lettere hanno la loro prima culla nelle immagini, nelle storie e negli ingranaggi del pensiero di uomini e donne che creavano grammatiche avanzate. L\u2019altra non meno affascinante \u00e8 che all\u2019origine della scrittura non ci sono solo la membrana che tiene insieme i nostri neuroni e non c\u2019\u00e8 solo la mente, ma il corpo per intero, al punto che per capire cosa fa la mente e il cervello per andare avanti e progredire abbiamo bisogno di vedere cosa succede nell\u2019apparato muscolare, nella conformazione delle ossa di tutto lo scheletro e nella sua capacit\u00e0 propriocettiva in genere. Insomma, ancora una volta sia Neanderthal che il nostro bambino ci stanno dicendo che tra pensare e disegnare non c\u2019\u00e8 differenza alcuna. L\u2019essenza della linea \u00e8 quella di essere un distillato di pensiero. Una specie di \u201catmosfera narrativa\u201d (come la chiama Silvia Ferrara), ricolma di storie di magia, di trasposizioni e sovrapposizioni significative proprio in ragione di convivenze e passaggi di materiale genetico e cognitivo tra specie diverse scambiati proprio dentro quelle caverne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Nella grotta oscura, il nostro Neanderthal traccia i segmenti della figura di un bisonte senza averlo l\u00ec davanti, per rievocarlo dalla memoria e riprodurre le sue propriet\u00e0, la sua natura. Cosa succede nella sua mente? &nbsp;Trovo che per rispondere a questa domanda possa essere ancora molto interessante il pensiero di Ernest Kris quando afferma che l\u2019arte \u00e8 principalmente la comunicazione tra l\u2019es e l\u2019io. Uno strumento che permette all\u2019individuo di proiettare all\u2019esterno, in un\u2019opera, un\u2019immagine interna. In questo modo, la creazione ha lo scopo di essere percepita. In effetti, anche secondo la Kellog, andando a cercare le forme estetiche spontanee dell\u2019infanzia si liberano le stesse energie liberate da bambini. Ci\u00f2 che \u00e8 diverso \u00e8 che la regressione \u201cautoregolata\u201d che si dovrebbe percorrere dovrebbe farci capire quanto l\u2019uso che ne facciamo di quei segni sia determinato dalla maturit\u00e0 emotiva ed artistica di chi li utilizza. Ogni individuo possiede le immagini dell\u2019arte infantile, ma solo l\u2019artista usa consciamente e con disciplina quei segni, portandoli alla luce come aspetti formali del suo pensiero e delle sue opere.<\/p>\n\n\n\n<p>La vera questione \u00e8 che oggi sappiamo che la scrittura registra i suoni di una lingua e che per definizione essa \u00e8 un sistema. Il che implica che ogni scrittura ha un numero di segni che corrispondono per convenzione a un suono fisso. Se cambiamo la corrispondenza segno-suono, variamo il sistema. Allo stesso modo anche le immagini sono cose spinose perch\u00e9 ugualmente ci aprono al complesso gioco dell\u2019interpretazione. A questo punto per\u00f2, in un periodo storico come il nostro, caratterizzato dal suo essere post del post, il tema \u00e8 che anche le immagini sono pi\u00f9 vicine a un sistema di codice comunicativo che non alla sfera della casualit\u00e0 incosciente. In questa nostra epoca ipertecnologica e dunque post human, ci si muove esibendo lo scarto tra linguaggio, lingua e scrittura a partire dalle loro caratteristiche (iconicit\u00e0, sillabacit\u00e0, sintassi) cercando considerazioni di tipo neuroscientifico, sul rapporto tra ipotalamo e amigdala e sul ruolo che hanno e hanno avuto l\u2019immagine e la figura. Ci convincono le teorie della psicologia della percezione e della neuroscienza, specie quando ci dicono che ci sono schemi figurativi che danno al disegno il valore di una codificazione che elimina il concetto di una visione innocente e \u201cnaturale\u201d dei fatti visivi. Insomma, il disegno \u00e8 una chiave capace di aprire certe serrature biologiche o psicologiche in modi ancora tutti da sperimentare. Checch\u00e9 ne dica Neanderthal!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Brusatin, M<em>, Storia delle linee,<\/em> Torino, Einaudi, 1993<\/p>\n\n\n\n<p>Ferrara, S, Il salto, Feltrinelli 2021<\/p>\n\n\n\n<p>Freedberg, D. E Gallese, V<em>, Movimento, emozione ed empatia nell\u2019esperienza estetica<\/em>, in A. Pinotti, A. Somaini (a c. di), <em>Teorie dell\u2019immagine. Il dibattito contemporaneo<\/em>, Milano, Cortina, 2009<\/p>\n\n\n\n<p>Grahame C, la preistoria del mondo, Garzanti,1986<\/p>\n\n\n\n<p>Kellogg, R, <em>Analisi dell\u2019arte infantile<\/em>, Milano, Emme Edizioni, 1979 Lotto, B, Percezioni, Bollati Boringhieri, 2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Matilde Puleo Uno dei massimi esperti del periodo mesolitico in Europa come Grahame Clarke sosteneva che gli uomini del paleolitico avanzato dovevano senz\u2019altro avere l\u2019immaginazione necessaria non solo per dipingere in modo sempre pi\u00f9 naturalistico ma per rappresentare in modo simbolico il pronunciato intensificarsi dell\u2019autocoscienza e della coscienza dell\u2019ambiente in rapporto al gruppo sociale. 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