{"id":1384,"date":"2022-01-19T09:06:06","date_gmt":"2022-01-19T08:06:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/?page_id=1384"},"modified":"2022-01-19T09:14:41","modified_gmt":"2022-01-19T08:14:41","slug":"il-museo-una-storia-mondiale-dal-tesoro-al-museo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/il-museo-una-storia-mondiale-dal-tesoro-al-museo\/","title":{"rendered":"Il museo. Una storia mondiale. Dal tesoro al museo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>di Raffaella Fontanarossa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:29% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" width=\"833\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/pomian-833x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1382 size-full\" srcset=\"https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/pomian-833x1024.jpg 833w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/pomian-244x300.jpg 244w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/pomian-768x945.jpg 768w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/pomian-780x960.jpg 780w, https:\/\/www.siscaonline.it\/joomla\/2019\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/pomian.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 833px) 100vw, 833px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-medium-font-size\">Krzysztof Pomian, <em>Il museo. Una storia mondiale. Dal tesoro al museo<\/em>, Einaudi, Torino 2021, 486 pagine, 120 ill., \u20ac 85, traduzione di Luca Bianco e Raffaella Valiani<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Una trilogia attesa quella di cui si compone <em>Il museo. Una storia mondiale<\/em>,la cui uscita \u00e8 scandita da Gallimard che ne ha gi\u00e0 pubblicato i primi due tomi nella collana Biblioth\u00e8que illustr\u00e9e des Histoires<em> <\/em>(<em>Du tr\u00e9sor au mus\u00e9e<\/em>,2020, 704 pagine, 120 ill., \u20ac 35 e <em>L\u2019ancrage europ\u00e9en, 1789-<\/em>1850, 2021 550 pagine, 114 ill., \u20ac 35), mentre posticipa al prossimo autunno il terzo e ultimo volume (<em>\u00c0 la conqu\u00eate du monde, 1850-2020<\/em>). Segue a ruota la traduzione italiana, inaugurata lo scorso giugno col primo libro e di cui usciranno tra questa primavera e l\u2019anno prossimo, sempre nella collana Grandi Opere di Einaudi, gli altri due volumi di cui si auspica quanto prima possibile, \u00e8 il caso di dirlo subito, anche una versione <em>paperbacks<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Un\u2019opera<em> magna<\/em> dunque, ma anche <em>opera omnia<\/em>, nella quale confluiscono gli studi di una vita del filosofo e storico franco-polacco Krzysztof Pomian.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Nel contesto dell\u2019attualit\u00e0 della ricerca che rivendica a gran voce, soprattutto per mano dei sociologi, uno sguardo interculturale e quindi una metodologia transculturale, il campo di studi in cui ricade appieno <em>Il museo. Una storia mondiale<\/em>, ovvero la storia del gusto, del collezionismo e, non ultimi, quella dei musei, rimette in campo gli strumenti gi\u00e0 pi\u00f9 volte collaudati da Pomian. Da <em>L\u2019Ordre du temps<\/em> (Gallimard, 1984; trad. it. Einaudi, 1992) a <em>L\u2019Europe et ses nations<\/em> (Gallimard, 1990; trad. it. il Saggiatore, 1990<em>)<\/em>,ma soprattutto con <em>Collectionneurs, amateurs et curieux. Paris-Venise, XVIe -XVIIIe si\u00e8cle<\/em> (Gallimard, 1987; trad. it. il Saggiatore 1989), un testo che s\u2019impone ancora oggi, trentacinque anni dopo la sua prima pubblicazione, quale referenza imprescindibile. Come nel successivo <em>Des saintes reliques \u00e0 l\u2019art moderne. Venise-Chicago, XIIIe -XXe si\u00e8cle<\/em> (Gallimard, 2003; trad. it. il Saggiatore, 2004), e come in molti altri interventi di una bibliografia che non vi \u00e8 qui lo spazio di ricostruire, Krzysztof Pomian procede indagando la storia economica e sociale che via via diventa sempre di pi\u00f9 storia politica e culturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Senza anticipare qui e ora l\u2019intero piano dell\u2019opera che \u00e8 cos\u00ec ampio che, soprattutto nel terzo e ultimo tomo, c\u2019\u00e8 da scommetterci, riserver\u00e0 non poche sorprese, baster\u00e0 il titolo del secondo paragrafo, <em>La Cina e Roma: la duplice origine della collezione privata<\/em>, per immergersi non solo nelle prime collezioni private della tarda et\u00e0 repubblicana, ma anche in quelle della dinastia Han con calligrafie, dipinti e bronzi. Alcuni studi specialistici, alcune mostre come <em>La Cit\u00e9 interdite au Louvre: empereurs de Chine et rois de France<\/em> (2011), e perfino alcuni passi nei manuali di museologia (per esempio, se manuale si pu\u00f2 definire, <em>Le temps des mus\u00e9es<\/em> di Germain Bazin, testo comparso nel 1967) avevano fornito l\u2019occasione per una prima introduzione ai concetti di patrimonio e quindi di collezione tra Occidente e Oriente. Tuttavia il denso lavoro di scavo stratigrafico che Pomian compie gi\u00e0 in queste prime pagine, lascia presagire che la lacuna storiografica che lo stesso autore segnala: \u201cuna storia mondiale dei musei non era ancora stata scritta\u201d, scrive nell\u2019introduzione (<em>Il museo. Una storia mondiale. Dal tesoro al museo<\/em>, p. XVI), sar\u00e0 infine colmata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Proprio in <em>Collectionneurs, amateurs et curieux. <\/em><em>Paris-Venise, XVIe -XVIIIe si\u00e8cle<\/em>, <em>livre fondateur<\/em> come pochi altri in questo settore \u2013 come non citarvi accanto almeno l\u2019uscita, nel 1963, di <em>Patrons and Painters. A Study in the Relations Between Italian Art and Society in the Age of the Baroque<\/em> di Francis Haskell \u2013 Pomian riprendendo una sua mirabile voce redatta anni prima (<em>Collezione<\/em>, in <em>Enciclopedia: III. Citt\u00e0-Cosmologie<\/em>, a cura di Ruggiero Romano, Torino, Einaudi 1978, pp. 330-364), chiude con un \u201csaggio nel saggio\u201d, destinato anch\u2019esso a fare data. Ci riferiamo a quelle pagine in cui lo studioso polacco mise a punto i celeberrimi \u201cquattro modelli\u201d di formazione dei musei pubblici. Il primo, il \u201cmuseo tradizionale\u201d, per esempio il tesoro di San Marco a Venezia, che pur contraddistinto da una data di istituzione, come noto svolgeva le sue funzioni catechetiche ma anche espositive ben prima della sua apertura ufficiale, peraltro tardiva (1832). Il secondo modello, il \u201cmuseo rivoluzionario\u201d, riguarda istituzioni nate per decreto le cui collezioni derivano prevalentemente da soppressioni e sequestri. Il Louvre, ma anche le Gallerie dell\u2019Accademia di Venezia e il Prado ne sono validi esempi. Il terzo modello, il \u201cmuseo evergetico\u201d, nato cio\u00e8 dalle volont\u00e0 di uno o pi\u00f9 benefattori, fiorente, <em>ab antiquo<\/em>, in Europa (Sala delle teste Grimani e, pi\u00f9 tardi, Museo Correr, a Venezia; Lapidario maffeiano a Verona; Ashmolean Museum a Oxford, etc.), esplode, a tutti i livelli, nel Nuovo Continente: dai piccoli musei locali alla Smithsonian Istitution, alla National Gallery di Washington. L\u2019ultimo modello individuato da Pomian, quello di \u201cmuseo commerciale\u201d (forse la definizione che pi\u00f9 delle altre si prestava a ambiguit\u00e0), ne identifica la genesi nell\u2019acquisto delle collezioni: per esempio quelle comprate dal parlamento britannico all\u2019origine del British Museum.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Come avvertiva lo stesso Pomian chiudendo il paragrafo dedicato a questi quattro modelli di formazione, essi non avevano lo scopo di essere tradotti in tipologie di musei, bens\u00ec quello di permetterne uno studio pi\u00f9 ampio, perch\u00e9 come egli ribadisce anche oggi, \u201cuna storia del museo dev\u2019essere pi\u00f9 di una storia dei vari musei: deve contemplare anche la storia delle societ\u00e0 nelle quali il museo \u00e8 diventato possibile e degli individui o dei gruppi che hanno voluto e saputo trasformarlo in realt\u00e0 e renderlo indispensabile\u201d (<em>Il museo. Una storia mondiale. Dal tesoro al museo<\/em>, pp. XV-XVI). Cos\u00ec i quattro modelli di museo, con tutte le loro ramificazioni, intrecci, sovrapposizioni e contaminazioni, nel volume che qui si presenta, pur essendo richiamate fin dall\u2019introduzione, restano sottotraccia facendo da sfondo a un nuovo, ben pi\u00f9 ampio, formidabile, palinsesto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Come in <em>Collezionisti, amatori e curiosi<\/em>, il \u201csaggio nel saggio\u201d di chiusura poco fa evocato \u00e8 stato ripreso da generazioni di studiosi (e di studenti), ora, in <em>Il museo. Una storia <\/em>mondiale, \u00e8 l\u2019apertura del nuovo volume, sotto il titolo <em>Un panorama globale<\/em>, che, c\u2019\u00e8 da scommetterci, non mancher\u00e0 di suscitare reazioni, innumerevoli citazioni e approfondimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">La nuova piattaforma che Pomian ci consegna nel saggio iniziale \u00e8 originale e densa: una vera e propria testa d\u2019ariete verso una messe di nuove piste, scoperte e riflessioni. Lo studioso la struttura a partire da un\u2019analisi di dati statistici <em>\u2013<\/em> terreno assai scivoloso perch\u00e9, egli ci avverte, \u201ci musei si ribellano alle statistiche\u201d (<em>Il museo. Una storia <\/em>mondiale, <em>Dal tesoro al museo<\/em>, p. 3 ) <em>\u2013<\/em> non a caso fin qui mai tentata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Lo aveva gi\u00e0 intuito Eug\u00e8ne M\u00fcntz (<em>Le Mus\u00e9e du Capitole et les autres collections romaines \u00e0 la fin du XVe et au commencement du XVIe si\u00e8cle<\/em>, Didier, Paris 1882) che la collezione di bronzi che Sisto IV nel 1471 installa in Campidoglio, di fatto, \u00e8 il primo museo <em>ante litteram<\/em>. Visitato e ben presto emulato a cominciare dal vicino colle del Belvedere, lo statuario capitolino apre quello che resta, per i decenni successivi, un fenomeno italiano (con la veneziana donazione Grimani, con Paolo Giovio a Borgovico). Al di l\u00e0 delle Alpi persiste il collezionismo privato, da Malines, a Fontainebleau, alle residenze del sovrano spagnolo Filippo II, a, naturalmente, le <em>Kunst und Wunderkammern<\/em> nordiche. Tuttavia anche in Europa la storia dei musei \u00e8 caratterizzata da avanguardie: sono precocemente assimilati al concetto di museo, per quanto accessibili a ristrette <em>\u00e9lite<\/em>, l\u2019<em>Antiquarium<\/em> monacense di Alberto V (1565-\u201971), il parigino Jardin de Plantes (1640), l\u2019<em>Amerbach-Kabinet di Basilea (1661)<\/em> e le raccolte di Oxford (1683). Anche l\u2019elenco dei musei che aprono prima della Rivoluzione francese \u00e8, come si sa, lungo, cos\u00ec come innegabilmente, \u00e8 soprattutto a partire dagli anni Settanta del XIX che, sul filo della mondializzazione dell\u2019economia, il museo attraversa gli oceani e si radica nel resto del mondo. Come nel Vecchio Continente, prima nell\u2019America del Nord, poi nel resto del pianeta, la crescita dei musei, lungi dall\u2019essere lineare, allora come oggi, \u00e8 soggetta a brusche interruzioni, momenti di stagnazione, di crisi, come a rapide riprese. L\u2019attuale propagazione virale \u2013 Pomian traccia, probabilmente per difetto, una stima di circa 85mila musei oggi esistenti \u2013 documenta come, a fronte di una storia lunga 550 anni, la maggior parte dei musei oggi esistenti sia rappresentata da creazioni estremamente recenti, con meno di cinquanta anni di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Un filo del tempo che consente all\u2019autore, pagina dopo pagina, tomo dopo tomo, di estendere la tessitura che oltre trent\u2019anni fa gli aveva consentito di formulare i \u201cquattro modelli\u201d di formazione dei musei pubblici, per leggerne da pi\u00f9 punti di vista la ricca stratigrafia. Questa volta le tipologie museali via via prodotte lungo oltre cinque secoli di vita, ben lungi da divenire contenitori ermetici, costituiscono tuttavia snodi critici rilevanti: come l\u2019interesse pressoch\u00e9 esclusivo per le antichit\u00e0 con cui debutta il museo sistino in Campidoglio, come la comparsa, dalla met\u00e0 del XVI secolo, di arte (\u201cbelle arti\u201d), storia naturale, ma anche curiosit\u00e0, rarit\u00e0 e meraviglie. Storia, medicina, tecnica e esercito sono al centro delle collezioni pubbliche che si formano sul finire del Settecento, mentre il secolo successivo \u00e8, naturalmente, quello delle arti decorative. Dagli anni Settanta dell\u2019Ottocento, Pomian registra l\u2019affermazione di un nuovo interesse, gi\u00e0 peraltro attestato dall\u2019inizio del secolo, per l\u2019etnografia, l\u2019industria, le scienze e, specialmente in alcune aree geografiche, per quello che verr\u00e0 definito il \u201cmuseo fuori dal museo\u201d. \u00c8 piuttosto recente, e Pomian ne raccoglie le evidenze pi\u00f9 significative a partire dal 1960, l\u2019attenzione per la vita quotidiana, il lavoro e il tempo libero. All\u2019interno di ciascun settore elencato, le declinazioni temporali di uno stesso concetto sono egualmente oggetto di analisi da parte dello studioso. Per l\u2019etnografia di cui oggi si discute molto, a met\u00e0 Cinquecento ci si riferiva prettamente alla curiosit\u00e0 esotiche e solo molto pi\u00f9 tardi, dall\u2019inizio del XIX secolo, si registra interesse anche per la cultura popolare e, qualche decennio dopo, per i \u201cpopoli primitivi\u201d. Rientrano in questo campo anche i musei <em>en plein air<\/em> e della vita quotidiana prima citati, con sezioni dedicate agli <em>habitat<\/em>, all\u2019arredamento, al lavoro e al tempo libero. Anche la storia <em>tout court<\/em> si presta a una scansione da quando, grosso modo nel 1790, si formano i primi musei consacrati alla storia nazionale e quelli di storia militare, con collezioni dedicate alle celebrit\u00e0 (musei delle cere), ma anche scene di battaglie in cui trionfano, all\u2019inizio del XIX secolo, panorami e diorami. Data allo scorcio dell\u2019Ottocento la comparsa di musei dedicati alla storia delle citt\u00e0, alla storia locale, a quella ebraica e, via via, sempre sul filo del tempo, i musei delle guerre mondiali, della resistenza, dei campi di sterminio, etc. Come le altre collezioni, anche quelle di storia naturale ricalcano, a partire dalle <em>Wunderkammern<\/em>, l\u2019incedere del gusto e delle mode come il procedere degli studi: la botanica (1550), poi l\u2019entomologia, la mineralogia, zoologia e conchiliologia (1670-1750), quindi anatomia comparata, paleontologia e geologia (1810). Per non parlare delle quasi infinite ramificazioni del concetto di collezione d\u2019arte nel tempo e nelle varie culture, nella storia culturale appunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Per tracciare la sua <em>histoire mondiale<\/em> dei musei Pomian ricorre dunque agli approcci che pi\u00f9 gli sono congeniali, dalla storia delle idee a quella delle societ\u00e0 naturalmente, che gli consentono di non ingabbiare il discorso un un\u2019unica branca come potrebbe essere oggi quella dell\u2019<em>histoire de l\u2019art mondiale <\/em>(alla <em>Global Art History<\/em> o, ancora, alla <em>Globale Kunstgeschichte<\/em>), intesa come disciplina di vocazione \u201cuniversale\u201d, tesa a superare una visione eurocentrica, in favore di un approccio mondializzato. Del resto una <em>histoire mondiale<\/em> dei musei deve tener conto, lo si \u00e8 appena visto, di campi del sapere che travalicano le arti visive, inglobando genesi di istituzioni omologhe come teatri, archivi e biblioteche, giardini botanici, etc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Ci sono poi zone del pianeta, come l\u2019Antartide, in cui i musei non esistono, ma anche venendo a geografie meno estreme, si tratta di un\u2019istituzione molto rara (per ora) nel mondo arabo-musulmano (con eccezioni come l\u2019Iran). Nella zona del Pacifico i musei esistono ma presentano molte criticit\u00e0. Nell\u2019Africa subsahariana la loro densit\u00e0 \u00e8 ineguale. Eppure ci sono pi\u00f9 opere d\u2019arte africana in Europa che in Africa. Come interpretare queste evidenze?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Su queste tematiche oggi al centro del dibattito museologico, l\u2019urgenza espressa da altri pur importanti studi <em>mainstream<\/em> che spingono per una ricalibrazione delle relazioni di potere tra le culture \u201caltre\u201d e l\u2019Occidente, valorizzando quelle \u201czone di contatto\u201d capaci di creare reciproche influenze, a giudicare dall\u2019impostazione di questo primo volume, resta sullo sfondo. Essa \u00e8 forse parte integrante dell\u2019analisi di Krzysztof Pomian, sia per via della sua biografia personale di esiliato dal paese di origine, sia in qualit\u00e0 di ricercatore che di questi argomenti si occup\u00f2 precocemente (si rinvia a un\u2019altra sua magistrale e forse poco nota voce enciclopedica: <em>Restitution des biens culturels<\/em>, in <em>Encyclop\u00e6dia Universalis<\/em>, [2011])<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">La storia dei musei come luoghi di potere, il tema delle spogliazioni e delle restituzioni oggi alla ribalta della museologia detta post-coloniale, \u00e8 dunque probabilmente connaturata nel lavoro di Pomian. Fa forse parte, si diceva, della sua storia personale. Dei ricordi pi\u00f9 volte evocati in interviste e conferenze, dell\u2019occupazione straniera, di quella zarista e successivamente nazista della sua terra d\u2019origine, la Polonia. Con le conseguenti interruzione e distruzioni dei musei. Perch\u00e9 in certi momenti della storia, nel quadro della costruzione dell\u2019identit\u00e0, oggi come allora, le comunit\u00e0 hanno bisogno di avere musei. E se i musei sono i primi ad essere bersagliati quando si vuole azzerare la memoria di una nazione, significa che si tratta di creazioni indispensabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">Un\u2019evidenza che Krzysztof Pomian, che oggi ha 87 anni, tocc\u00f2 con mano al ritorno nella sua citt\u00e0 natale, dopo la fine della guerra, nella primavera del \u201945, quando visit\u00f2 il Museo Nazionale di Varsavia appena riaperto. Esso rappresentava allora un\u2019istituzione indispensabile per il paese liberato. All\u2019epoca era un bambino. Pochi anni dopo, rimase folgorato da un quadro di Rubens visto al <em>Mus\u00e9es<\/em> royaux <em>des Beaux<\/em>&#8211;<em>Arts<\/em> di <em>Bruxelles<\/em>. Nel medesimo tempo, quelle visite, come le successive e come quelle che ognuno di noi compie, non soddisfarono \u2013 lo studioso lo sottolinea in pi\u00f9 occasioni \u2013 nessuna esigenza vitale. Sotto questo aspetto i musei sarebbero perci\u00f2 entit\u00e0 inutili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"justify-text\">E allora: i musei sono indispensabili o inutili? Perch\u00e9 \u201cil museo \u00e8 un luogo ben strano; a tuttavia, noi la sua stranezza non la percepiamo pi\u00f9\u201d (<em>Il museo. Una storia <\/em>mondiale,<em> Dal tesoro al museo<\/em>, p. IX): perch\u00e9 essi sono talvolta indispensabili, talvolta inutili. Un <em>incipit <\/em>degno di un <em>opus magnum<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Raffaella Fontanarossa Krzysztof Pomian, Il museo. Una storia mondiale. Dal tesoro al museo, Einaudi, Torino 2021, 486 pagine, 120 ill., \u20ac 85, traduzione di Luca Bianco e Raffaella Valiani Una trilogia attesa quella di cui si compone Il museo. 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