di Annamaria Carlotta Ragazzi
La Striscia di Gaza è un territorio di straordinaria ricchezza storica, un autentico palinsesto di reperti e monumenti lasciati dalle svariate civiltà che l’hanno abitata o che vi hanno transitato in quanto snodo delle vie commerciali. Tuttavia, nonostante tale patrimonio, l’exclave ha sofferto di una tutela carente ed è stata inevitabilmente segnata da decenni di conflitti, condizione ulteriormente aggravatasi negli ultimi due anni dopo lo scoppio delle ostilità tra Israele e Hamas.
Già ad un mese dall’inizio della guerra del 2023, infatti, l’ONG Heritage for Peace ha stimato la distruzione o il danneggiamento di oltre venti tra i più importanti siti archeologici ed edifici di rilevanza culturale.[1]. Tra le prime vittime si registrano anche i musei, come il Museo di Rafah e il Museo Culturale di Al Qarara, gravemente danneggiato dall’impatto di un missile nelle immediate vicinanze, nonostante gli avvisi diramati dal governo israeliano di evacuare l’edificio (Fig. 1)[2].
Figura 1 Danni al Museo Culturale Al Qarara

Mohammad Abulehia
Non sono stati risparmiati nemmeno i siti religiosi, come la Grande Moschea Omari della città di Gaza, luogo sacro millenario quasi completamente distrutto, ad eccezione del minareto (Fig. 2)[3]. La moschea ospitava anche una biblioteca con manoscritti e libri rari la cui digitalizzazione era terminata nel 2022 grazie all’Hill Museum and Manuscript Library in partnership con il British Library Endangered Archives Programme[4]. In occasione degli attacchi a questo luogo di culto le Forze di Difesa Israeliane (IDF) avrebbero dichiarato che l’edificio era utilizzato da Hamas come base terroristica[5]. Resta tuttavia aperta la questione se un intervento di tale intensità possa essere l’unica opzione praticabile nei confronti di un monumento che, pur eventualmente impiegato per fini militari, possiede una rilevanza storica e religiosa di prim’ordine. Se non altro, il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 ha permesso l’avvio delle operazioni di sgombero delle macerie, ma il restauro non può iniziare perché mancano materiali e strumenti adeguati[6].
Figura 2 La Grande Moschea Omari al 31 gennaio 2025

EPA Photo
A risentire dei combattimenti sin dai primi mesi è stata anche l’area della necropoli romana di Ard-al-Moharbeen (Jabaliya) recentemente scoperta, interessata da attacchi con ordigni al fosforo bianco che, combinati al clima invernale, hanno compromesso la preservazione del sito, successivamente distrutto[7]. Nel dicembre 2023 è scomparso, inoltre, l’ultimo Hammam rimasto nella città di Gaza, l’Hammam al-Sammara, ancora utilizzato dalla popolazione locale[8]. Tra le perdite più gravi per il patrimonio palestinese si annovera altresì la devastazione del Palazzo del Pascià, il Qasr al-Basha (Città di Gaza), risalente al periodo mamelucco, che ospitava un museo con artefatti scavati nella Striscia (Fig. 3)[9]. Per ora, pochi pezzi, come un frammento del coperchio di un sarcofago bizantino, sono stati recuperati dalle macerie[10].
Se le principali distruzioni si sono registrate già dal principio degli scontri, nel settembre 2025, dopo che ad inizio anno la Banca Mondiale aveva stimato il 53% dei beni culturali del territorio come danneggiati o distrutti, l’aviazione israeliana – a seguito dell’avviso di evacuazione per la presenza sospetta di infrastrutture di Hamas – ha colpito una torre della città di Gaza che ospitava un deposito della Scuola Biblica e Archeologica francese di Gerusalemme, istituzione impegnata negli scavi della zona per più di un ventennio[11]. Ciononostante, grazie alla collaborazione tra lo staff del Museo d’Arte e di Storia di Ginevra, operatori e volontari sul campo, è stato possibile salvare circa il 70% dei reperti presenti nell’edificio[12].
Ma come avvengono tutte queste distruzioni? Un rapporto di una Commissione di indagine indipendente delle Nazioni Unite ha stimato che il 71% dei danneggiamenti sia da imputare ai bombardamenti, quindi in larga parte indiretti, mentre il 29% delle distruzioni culturali avverrebbe tramite bulldozer o carri armati, perciò deliberatamente[13]. Nonostante ciò, l’IDF ha sempre affermato di agire solo per necessità militari, minimizzando gli attacchi a strutture non coinvolte qualora vi siano alternative praticabili[14]. Va inoltre tenuto in conto il ruolo di Hamas che, negli anni, non ha mancato di edificare strutture abitative e campi militari su siti archeologici, come l’antico porto di Anthedon[15].
Figura 3 Qasr al-Basha, prima e dopo la distruzione

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Per quanto concerne la tutela della cultura, le Nazioni Unite si avvalgono poi della propria agenzia specifica, l’UNESCO, che, sin dallo scoppio del conflitto, ha monitorato tramite immagini satellitari e il controllo incrociato di fonti nazionali e internazionali lo stato dei beni culturali nel territorio e, dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025, ha potuto gradualmente iniziare alcune valutazioni in loco, ove le condizioni di sicurezza lo permettessero, verificando danni a 150 siti[16]. L’organizzazione, funge inoltre da guida per la gestione delle rovine del patrimonio culturale, specialmente in vista del futuro recupero dei beni[17]. In aggiunta, nell’aprile 2025 ha organizzato al Cairo un seminario di formazione sulla lotta al traffico illecito di beni culturali, con un approfondimento anche sul caso di Gaza, dove tale fenomeno risulta accentuato a causa della situazione di crisi[18].
In questo quadro si inserisce anche la decisione presa durante la 46a sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale (New Delhi, 2024) di iscrivere il Monastero di Sant’Ilarione a Tell Umm Amer (Municipalità di Nuiserat) nella Lista del Patrimonio Mondiale in pericolo[19]. L’anno precedente era stato iscritto nella Lista dei Beni Culturali sotto temporanea protezione rafforzata, secondo quanto stabilito dall’articolo 11, comma 9 del Secondo Protocollo alla Convenzione dell’Aja per la protezione dei Beni culturali in caso di conflitto armato[20].
È bene ricordare, però, che oltre ai professionisti e volontari in prima linea e alle organizzazioni internazionali, anche i musei svolgono un ruolo importante come rifugio per opere e reperti provenienti da territori che, a causa di guerre, disordini o calamità naturali, non possono temporaneamente garantirne la tutela e la valorizzazione. È questo il caso del già citato MAH di Ginevra, che dal 2007 custodisce più di 500 opere provenienti dall’Autorità palestinese e databili dall’età del bronzo a quella ottomana[21]. All’epoca, infatti, i reperti giunsero al museo per una mostra sulla storia di Gaza e ivi rimasero rifugiati a causa della presa di potere di Hamas e del conseguente blocco israeliano[22]. Proprio nel 2024, per celebrare il settantesimo anniversario della Convenzione dell’Aja, il museo ha organizzato l’esposizione Patrimoine en Peril (5 ottobre 2024 – 9 febbraio 2025), riproponendo alcuni di questi reperti[23]. Un centinaio di questi manufatti sono successivamente stati esposti all’Institute du Monde Arabe di Parigi per divenire i protagonisti di Trésors sauvés de Gaza: 5.000 ans d’histoire (3 aprile 2025 – 2 novembre 2025), una mostra il cui obiettivo era raccontare il valore e la complessità di un territorio crocevia di popoli, costumi e culture eterogenee[24].
[1] Su questo tema vedi Heritage for Peace. Report on the Impact of the Recent War in 2023 on the Cultural Heritage in Gaza Strip – Palestine [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.heritageforpeace.org/wp-content/uploads/2023/11/Report-of-the-effects-of-the-last- war-of-2023-on-the-cultural-heritage-in-Gaza-Strip-Palestine-english.pdf. (Consultato il 10/1/2026).
[2] S. Geranpayeh (2024). Dreams of rebuilding Gaza: five culture workers share their stories. The Art Newspaper [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.theartnewspaper.com/2024/02/29/dreams-of-rebuilding-gaza-five-culture-workers-share-their-stories. (Consultato l’8/1/2026); I. F. Saber (2024). A ‘cultural genocide’: Which of Gaza’s heritage sites have been destroyed? Al Jazeera [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.aljazeera.com/news/2024/1/14/a- cultural-genocide-which-of-gazas-heritage-sites-have-been-destroyed. (Consultato il 24/1/2026).
[3] Saber, op. cit.
[4] https://hmml.org/about/global-operations/gaza/. (Consultato il 24/1/2026).
[5] N. Hisson (2023). One of Gaza’s Oldest Mosques Damaged in Fighting; It Was Used by Hamas, IDF Says. Haaretz [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.haaretz.com/israel-news/2023-12-10/ty-article/.premium/one-of-gazas-oldest-mosques-damaged-in-fighting-it-was-used-by-hamas-idf-says/0000018c-53d7-db23-ad9f-7bdf62f30000. (Consultato il 24/1/2026).
[6] Y. Knell (2025). ‘Like first aid for manuscripts’: Recovery work begins at Gaza’s war-damaged heritage sites. BBC [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.bbc.com/news/articles/c157n1g977go. (Consultato il 19/1/2026).
[7] Saber, op. cit; Y. Knell (2025). Saving Gaza’s past. The frantic race to save historic treasures from Israeli bombs. BBC [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.bbc.co.uk/news/resources/idt-e26c7357-09f8-42af-81ae-42cbaf04b593. (Consultato il 24/1/2026).
[8] Saber, op. cit; Knell, Saving Gaza’s past cit.
[9] https://www.wmf.org/monuments/gaza. (Consultato il 24/1/2026).
[10] Knell, ‘Like first aid for manuscripts’ cit.
[11] L. Montagnoli (2025). La distruzione del patrimonio archeologico di Gaza non cancellerà la cultura palestinese. Artribune [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.artribune.com/arti-visive/archeologia-arte-antica/2025/10/distruzione-patrimonio-culturale-gaza-danni/. (Consultato il 13/1/2025).
[12] S. Geranpayeh (2025). How one Swiss museum helped to evacuate thousands of Gaza artefacts ahead of an Israeli strike. The Art Newspaper [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.theartnewspaper.com/2025/09/17/how-one-swiss-museum-helped-to-evacuate-thousands-of-gaza-artefacts-ahead-of-an-israeli-strike. (Consultato il 19/1/2026).
[13] Montagnoli, op. cit.
[14] Knell, Saving Gaza’s past cit.
[15] Ibidem.
[16] https://www.unesco.org/en/gaza/assessment?hub=102070. (Consultato il 24/1/2026).
[17] UNESCO. Impact and consequences of the current situation in the Gaza strip/Palestine in all aspects of UNESCO’s mandate [Online]. 28 ottobre 2025. Disponibile in formato pdf su Internet all’indirizzo: https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000396192/PDF/396192eng.pdf.multi. (Consultato il 12/1/2025).
[18] https://www.unesco.org/en/articles/unesco-hosts-training-fight-against-illicit-trafficking-northeast-africa-and-arab-states. (Consultato il 13/1/2026).
[19] https://www.unesco.it/it/news/palestina-la-nuova-iscrizione-del-monastero-di-santilarione- tell-umm-amer-nella-lista-del-patrimonio-mondiale-unesco-per-fronteggiare-limpatto-del- conflitto-armato/. (Consultato l’11/1/2026).
[20] International List of Cultural Property Under Enhanced Protection [Online]. 1999. Disponibile in formato pdf su Internet all’indirizzo: https://www.unesco.org/sites/default/files/medias/fichiers/2024/05/Enhanced-Protection-List- 2023_Eng.pdf?hub=415. (Consultato l’11/1/2026).
[21] L. De Micco (2025). A Parigi quei tesori di Gaza che sarebbero potuti andare distrutti. Il Giornale dell’Arte [Online]. Disponibile all’indirizzo: https://www.ilgiornaledellarte.com/Mostre/A-Parigi-quei-tesori-di-Gaza-che-sarebbero-potuti-andare-distrutti. (Consultato il 19/1/2026).
[22] Ibidem.
[23] https://www.geneve.ch/actualites/exposition-patrimoine-peril. (Consultato il 26/1/2026); https://www.mahmah.ch/expositions/patrimoine-en-peril. (Consultato il 26/1/2026).
[24] https://www.imarabe.org/fr/agenda/expositions-musee/derniers-jours-tresors-sauves-gaza-5000-ans-histoire. (Consultato il 26/1/2026).